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A Pocapaglia, sulle tracce della Masca Micilina accusata di stregoneria dall’Inquisizione

Sono tante le storie sulle masche presenti fra Roero, Langhe e Monferrato. Quella più famosa del Roero è senza dubbio la storia di Micilina, una donna accusata di stregoneria nel XVI secolo. A ricordare questo increscioso fatto rimane il bricco dove venne impiccata, chiamato appunto Bric d’la Masca Micilina. E’ stato allestito anche un itinerario battezzato Sentiero della Masca Micilina, che si pone come obiettivo quello di far conoscere al visitatore le storie e le tradizioni popolari che fino al secolo scorso contraddistinguevano i paesi delle Rocche. Queste ultime sono caratterizzata da un fenomeno geologico di erosione che ha origine nella notte dei tempi, ma che continua ancora oggi. Il risultato di questo fenomeno millenario è unico e ancora oggi osservabile nei comuni del Roero dove si aprono profonde voragini che possono raggiungere anche dislivelli di centinaia di metri. La pareti sabbiose della collina formano guglie dalle forme affascinanti e bellissime, anfiteatri naturali maestosi ed imponenti in cui ci si può avventurare seguendo i sentieri dei contadini.

Una rievocazione storica sul processo dell’Inquisizione alla masca Micilina

Micilina, ovvero Michelina, veniva da Barolo ed era andata in sposa a un contadino di Pocapaglia. Era una donna piccola e deforme, dalla faccia scura, piena di grinze e bitorzoli. Aveva pochi capelli bianchi e scomposti, il naso adunco, la bocca sdentata, gli occhi guerci, camminava con andatura lenta e curva. Al suo passare in paese ne capitavano di tutti i colori. Addirittura, quando toccò la schiena di una bambina alla poveretta il giorno dopo cominciò a crescere la gobba ed un giovane che la incrociò in una via per la paura cercò di fuggire, cadde rovinosamente e rialzandosi si trovò con un piede volto in avanti e l’altro indietro. Il marito la picchiava da mattina a sera e quando la cercava non si faceva mai trovare per questo cominciò a dire che non aveva sposato una donna ma una masca, una strega che gli sfuggiva sotto gli occhi e ricompariva quando meno se lo aspettava.

Il tribunale di Savigliano mandò un Inquisitore per appurare i fatti. Micilina confessò e fece i nomi di molte altre streghe, specie di Barolo e fu condannata alla pena capitale. Venne prima impiccata, affinché l’anima non si separasse dal corpo e poi bruciata e le sue ceneri sparse tra le Rocche di Pocapaglia dove, come da lei promesso, più volte apparve sotto forma di gatto o caprone.

Il percorso

L’itinerario offerto dall’Ecomuseo delle Rocche inizia dalla Parrocchia dedicata ai SS. Giorgio e Donato di Pocapaglia, edificata nella seconda metà del 1600 sul sito di precedente dedicazione. 

Si snoda per la via principale del paese, incrociando la chiesa di S.Agostino, costruita nella prima metà del 1700 in forme barocche sulle rovine di chiese preesistenti e l’imponente castello (381 m.) risalente al XII secolo, sito forte dei signori “de Paucapalea”, i cui rudi muraglioni difensivi sono ora curiosamente ingentiliti da cespugli di capperi. Percorsa la discesa che costeggia il castello, il sentiero prosegue su strada asfaltata in direzione di Saliceto, a tratti affacciandosi su spettacolari aperture panoramiche sulle Rocche e sulla parte  più antica del castello. Visibili, all’ orizzonte, i castelli di Monticello e S. Vittoria.

Il tracciato è di 4,5 km con un dislivello di 160 metri e si percorre in circa un’ora e mezza

Il cammino continua per circa 1 km. tra seminativi e noccioleti, sino ad incontrare i primi bellissimi castagneti. Seguendo la palina segnaletica, a destra ci si inoltra  nell’ “Area Asfodelo” (370 m.), vasto prato appena punteggiato da pioppi e querce, da cui si diparte sulla destra uno stretto, ripido sentiero diretto  verso il fondo della rocca. Tra felci, sambuchi, noccioli selvatici, robinie e querce, si prosegue in forte penombra, improvvisamente  interrotta da una suggestiva, luminosa apertura a prato, circondata dal fitto bosco.

Si riprende una breve discesa sino a quando il sentiero si allarga sul fondo valle in comoda sterrata,fiancheggiata da lussureggiante vegetazione : pioppi (populus alba e tremulus), robinie, querce e salici, alberi caratterizzati, per  la continua  ricerca della vitale luce solare, da inusuale verticalità ed altezza. La vegetazione si fa sempre meno fitta e si iniziano a rivedere, ai fianchi della sterrata, alte pareti di rocca e un piccolo rio serpeggiante tra manti di coda cavallina (equiseti) e filari di ontani, viburni e salici. La sterrata prosegue tra i primi fabbricati rurali sino alla chiesetta di San Giacomo (255 m.), dalla quale inizia la salita asfaltata che riporta al centro del paese.

Il tracciato complessivo è di 4,5 km con un dislivello di 160 metri. Si percorre in circa un’ora e mezza.

Piero Abrate

Piero Abrate

Giornalista professionista, è direttore responsabile di questa testata e del quotidiano online Piemonte Top News. In passato ha lavorato per quasi 20 anni nelle redazioni di Stampa Sera e La Stampa, dirigendo successivamente un mensile nazionale di auto e il quotidiano locale Torino Sera. E’ stato docente di giornalismo all’Università popolare di Torino.

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