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A spasso per residenze sabaude: il castello di Racconigi

RACCONIGI. Fu una delle mete di vacanza preferite di Carlo Alberto, così come figlio Vittorio Emanuele, il re galantuomo. Entrambi vi trascorsero brevi periodi di riposo in estate, così come d’autunno. Ci riferiamo al castello di Racconigi, uno tra gli edifici più storici del Piemonte. Proprio Carlo Alberto ritenne necessario un ampliamento e abbellimento della residenza, che da quel momento in poi cessò di appartenere alla famiglia Savoia-Carignano per passare alla corona di Sardegna, assumendo così lo status di residenza reale, nonché eletta sede delle Reali Villeggiature. Oltre a Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II, la residenza estiva fu meta prediletta anche di Vittorio Emanuele III ed Elena del Montenegro nei primi decenni del secolo successivo, di Umberto II e Maria José negli ultimi anni della monarchia.

Eretto intorno all’XI secolo come casaforte nella Marca di Torino, il castello passò successivamente ai marchesi di Saluzzo e poi ai Savoia. L’originaria struttura fortificata con torri angolari venne trasformata nel corso del XVII secolo: nel 1670, in concomitanza con l’elevazione del castello a residenza dei Savoia-Carignano, André Le Nôtre progettò il giardino; nel 1676 Guarino Guarini intraprese una globale ristrutturazione dell’edificio, mai portata a termine. A partire dal 1755 i lavori vennero ripresi dall’architetto Giambattista Borra per volontà del principe Luigi di Savoia-Carignano: a questa fase risalgono i padiglioni sul prospetto principale, il grande pronao di accesso, il salone caratterizzato dalla cosiddetta “loggia dei musici”, i gabinetti cinesi e la sala di Diana.

Il Salone di Ercole, sotto, la Sala di Diana

E’ però con l’ascesa al trono di Carlo Alberto, principe di Carignano, che la residenza assunse il suo aspetto odierno: nel 1820 il giardiniere tedesco Xavier Kurten ridisegnò gli spazi verdi, mentre la decorazione e il riallestimento degli interni vennero affidati all’architetto Pelagio Palagi, il cui gusto tra neoclassico ed eclettico è ben rappresentato da un ambiente di singolare fascino come il Gabinetto Etrusco. Contemporaneamente furono costruiti, ai margini del parco, gli edifici di servizio in stile neogotico delle Serre e della Margaria, destinata alla gestione agricola del territorio di pertinenza del castello. Con il trasferimento della capitale da Torino a Firenze (1865) e poi a Roma (1871), i reali persero progressivamente interesse per il castello, almeno sino ai primi anni del XX secolo, quando il re Vittorio Emanuele III la elesse di nuovo meta di villeggiatura. A Racconigi nacque il 15 settembre 1904, l’ultimo re d’Italia Umberto II e all’interno del castello si tennero nel corso del XX secolo una serie di importanti eventi: nel 1909 la residenza fu sede della visita dello zar Nicola II per sottoscrivere il Trattato di Racconigi mentre nel 1925 si svolsero le nozze della principessa Mafalda.

I sontuosi appartamenti sono testimonianza delle più significative fasi di trasformazione che il castello subì a partire dal XVII secolo e sino all’inizio del XX: stucchi, affreschi e arredi costituiscono un rilevante panorama del mutare del gusto della corte nel corso di circa quattrocento anni. E’ sicuramente carico di magnetismo il parco che nel corso dei secoli ha assunto diversi aspetti. Oggi, dopo una serie di interventi e restauri l’area verde si presenta con lo stesso aspetto voluto nell’Ottocento dal giardiniere tedesco Kurten di cui abbiamo parlato in precedenza. Luogo suggestivo in ogni stagione, è ricco di una grande varietà di specie vegetali e di animali protetti.

Il castello fa parte del circuito delle Residenze Sabaude del Piemonte e dal 1997 è Patrimonio Unesco. Sempre negli Anni Novanta del secolo scorso d’anni ha aperto le porte al pubblico, offrendo ogni anno percorsi restaurati e ospitando eventi culturali.

Piero Abrate

Piero Abrate

Giornalista professionista, è direttore responsabile di questa testata e del quotidiano online Piemonte Top News. In passato ha lavorato per quasi 20 anni nelle redazioni di Stampa Sera e La Stampa, dirigendo successivamente un mensile nazionale di auto e il quotidiano locale Torino Sera. E’ stato docente di giornalismo all’Università popolare di Torino.

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