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A spasso per residenze sabaude: il castello ducale di Agliè

Una storia lunga sette secoli, che ha visto il passaggio di duchi, principi e re: il Castello di Agliè, già proprietà dei marchesi San Martino, vanta un antico e nobile passato, testimoniato dalla varietà degli allestimenti che ancora caratterizzano appartamenti e giardini. Il maniero, costruito originariamente nel 1141, venne distrutto e riedificato più volte. Subì i danni di un assedio e di un sacco nel 1536. Filippo di Agliè, ministro di Maria Cristina, la reggente Madama Reale, ne curò la ricostruzione, finchè fu nuovamente devastato dall’esercito francese.

Nel 1764 il complesso fu acquistato da Carlo Emanuele III per il figlio cadetto Benedetto Maria Maurizio, duca del Chiablese: iniziò così per il Castello una nuova stagione edilizia e decorativa con la regia dell’architetto Ignazio Birago di Borgaro, che ampliò la zona di affaccio verso il borgo realizzando anche la Chiesa e la Galleria di collegamento, detta “delle Tribune”.

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Negli anni 1825-1849 il Castello e il Parco furono oggetto del rinnovamento voluto dal re Carlo Felice e dalla consorte Maria Cristina, che crearono il piccolo Teatro e la nuova sistemazione dell’Appartamento Reale. Passò poi ai duchi di Genova di cui fu la dimora preferita. Si dice che tutti i principi della Casa Savoia-Genova tuttora viventi vi siano nati. Circondato da un parco con alberi secolari e grandi serre, il castello conta oltre 300 stanze con un patrimonio di arredi e collezioni prezioso ed eterogeneo, che spazia dai quadri ai reperti archeologici, fino alle sorprendenti raccolte ornitologiche e orientali.

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In quanto al parco, esso ha assunto nei secoli diversi aspetti che solo in parte si possono trovare nella sua odierna conformazione. L’attuale impianto è il frutto di due fasi differenti: la prima settecentesca a cui risale l’esedra della fontana con gruppi scultorei raffiguranti l’Orco, il Malone e la Dora. La seconda ottocentesca connotata da una impostazione a Parco “all’inglese”. Il giardino, in parte pensile, conserva nell’area di ponente l’impostazione castellamontiana all’italiana composta da vialetti ed aiole con siepi. Restaurato negli anni 1979-1981 è ora aperto al pubblico.

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Nel 1939 gli eredi del principe Tommaso di Savoia-Genova, duca di Genova vendettero per 8 milioni di lire il castello allo Stato italiano che ne affidò il restauro e la gestione alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio del Piemonte. Tra l’altro, negli ultimi anni il castello è stato usato come ambientazione per le serie televisive Maria JoséElisa di Rivombrosa e La bella e la bestia.

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Piero Abrate

Giornalista professionista, è direttore responsabile di questa testata e del quotidiano online Piemonte Top News. In passato ha lavorato per quasi 20 anni nelle redazioni di Stampa Sera e La Stampa, dirigendo successivamente un mensile nazionale di auto e il quotidiano locale Torino Sera. E’ stato docente di giornalismo all’Università popolare di Torino.

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