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Barbera, un vitigno che rende onore alla viticoltura piemontese

Rinomati in tutto il mondo, i vini del Piemonte sono protagonisti di alcuni tra i più famosi accostamenti nei più usati libri di ricette di ogni paese. Oltre ai più conosciuti “Alta Langa”, “Arneis” e “Dolcetto”, sono diversi i vitigni che, forse meno nominati, sono in grado di regalare grandi soddisfazioni agli amanti della degustazione di vini e degli accostamenti a tavola; andiamo assieme a conoscere più nel dettaglio un nome che, sebbene nella nostra terra sia tanto conosciuto quanto affermato, fuori da essa è meno conosciuto di quanto dovrebbe: la Barbera.

Rustico ed artigianale oggi come un tempo, il vitigno Barbera è, per fama e produzione, uno dei più rappresentativi dell’intera storia vinicola piemontese.

Vino con elevata acidità, con varianti sia ferme che vivaci, rosso rubino intenso, ma anche rosato, il vino barbera si distingue nel gusto per una sinfonia di sentori fruttati, principalmente nelle versioni della Barbera giovane. L’invecchiamento nelle barriques francesi di legno o nelle botti grandi di tradizione dona poi una maggior complessità di aromi, accentuando nel processo il peculiare aroma floreale di frutti rossi che rende la barbera un vino di facile bevibilità, dal sapore non troppo intenso né strutturato, ma morbido ed amabile anche in virtù di una scarsa presenza di tannini.

Se tradizionalmente la Barbera – la declinazione femminile è un’accezione linguistica frutto dell’uso locale che, attraverso autori come Pascoli e Carducci, è diventato norma affianco alla denominazione maschile. Tradizionalmente, i vini sono tutti di genere maschile – è un vino da accostare alla carne, e più specificatamente a piatti come l’arrosto di manzo, il bollito o il vitello tonnato, questo tipico vino piemontese, magari in varianti come una Barbera frizzante, è tranquillamente in grado di accompagnare più che adeguatamente alternative dolci od a base di formaggi, come aperitivi a base di tartufo, formaggi di media stagionatura o, perché no, una tradizionale bagna cauda.

Ma come si sviluppa questo particolare vitigno nella nostra Regione? “Irruento ed aggressivo”, proprio come spiega l’etimologia latina dal sostantivo Bàrberus, lo sviluppo di questa particolare varietà in Piemonte la si deve al Conte Pietro Francesco Cotti, che ne avviò per la prima volta una coltivazione nel 1690, presso i suoi terreni a Neive. A farlo conoscere oltre-oceano per la prima volta sarà però il Marchese Filippo Asinari di San Marzanofu, che nel renderà possibile una spedizione di Barbera a Rio de Janeiro, dove, riportano le fonti, «il vino giunse in ottimo stato con una forza singolare, congiunta al profumo e al colore dei vini più vecchi e celebrati».

Ad oggi, la Barbera è un vino estremamente diffuso sulle tavole piemontesi, ma i suoi vitigni hanno attechito anche su colline decisamente più “lontane”, con Barbera straniere che arrivano dall’America del sud e dalla California, ad oggi considerata “la nuova terra dei vini”.

Tra le tante varietà è impossibile non nominare almeno la Barbera d’Asti DOCG, che possiede, in percentuale, una composizione al 90% di uve barbera ed un massimo del 10% di altri vitigni a bacca nera della regione, la Barbera del Monferrato DOCG, dove è possibile verificare l’85% di uve barbera e, in proporzioni differenti fino ad un massimo del 15%, Grignolino, Dolcetto o Freisa.

Mirco Spadaro

Classe '98, rivolese di nascita, frequenta il corso di Lettere Antiche a Torino, sotto il simbolo della città. Tra viaggi e libri, è innamorato della tecnologia e della scrittura e cerca, tra articoli e post su siti e giornali online, di congiungere queste due passioni, ora nella sua "carriera" come scrittore, ora con il "popolo di internet".

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