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Camagna, il paese dei tre diminutivi: la pupuleta, la culiëta e la bestieta

LA PUPULETA. Quando si giunge a Camagna, ciò che si può scorgere già da lontano è una maestosa cupola, sormontata da una Madonna in rame dipinto, alta tre metri, e quindici statue in cemento, poste in maniera circolare tutte intorno. L’insieme di tutti questi elementi rappresenta la sontuosa Chiesa di Sant’Eusebio. La sua cupola viene detta dagli abitanti del luogo in modo affettuoso “la pupuleta”, ed è da tanto tempo uno dei nomignoli con cui viene identificato il paese di Camagna. La chiesa parrocchiale ha origini molto antiche e porta con sé varie vicissitudini storiche. Le prime fonti che ne testimoniano l’esistenza risalgono al 1299.

Nel 1581 venne demolita, ma poi ricostruita e ultimata nel 1621. Fino agli ultimi anni del 1700 avvennero ulteriori modifiche ed aggiunte, ma tra il 1885 e il 1890 si eseguirono i lavori, che la definirono con l’aspetto pervenuto fino a noi. L’attuale chiesa venne disegnata da Crescentino Caselli, allievo del celebre architetto, al quale dobbiamo la cupola della basilica di San Gaudenzio a Novara e la Mole Antonelliana. Venne però mantenuta la facciata della chiesa precedente del 1794. Il sagrato della Chiesa, oltre a ricoprire la sua tradizionale funzione, regala anche una terrazza panoramica, da cui si può ammirare una vista bellissima, piena di colline, boschi, pendii e borghi. Si dice anche che la costruzione della Chiesa di Sant’Eusebio provenga dai contributi degli abitanti di Camagna: ognuno di loro ha cooperato affinché venisse conclusa, i ricchi con denaro, mentre i contadini con i loro animali da traino e i carri, validi aiutanti per trasportare mattoni, tegole, sabbia e ghiaia.

LA CULIЁTA. Dietro a questo soprannome si nasconde una leggenda, ricordata da un enorme murales, che si nota non appena si entra in Camagna. La culiёta era una grande pietra, che aveva la particolarità di prevedere il tempo. Proprio questa è la frase riportata sulla grande facciata disegnata, che dà il benvenuto a tutti coloro che giungono a Camagna: “LA CULIЁTA – Preia d’Camagna d’na vota ca’ la marcava al temp”. Si dice che fosse stata posta in un sottopassaggio, proprio vicino alla piazza della chiesa. Ma in che modo “prevedeva il tempo”? Molto semplice! Gli abitanti si recavano dalla pietra e la toccavano: se questa fosse stata umida, allora avrebbe voluto dire che il giorno dopo la probabilità di pioggia sarebbe stata alta; se invece fosse stata asciutta, il tempo sarebbe stato clemente. Purtroppo, la pietra-meteorologa non c’è più. Il sottopassaggio è stato murato e al suo posto è stata sistemata una Madonnina scolpita nel tufo.

LA BESTIETA. Questo nomignolo invece non era per niente vezzeggiativo, anzi! I camagnesi venivano canzonati dagli abitanti degli altri paesi del Monferrato con il nome di “bestieti”. Anche questa è una storia, che è nata tanti anni fa (forse al tempo dei nostri bisnonni…). Alcuni contadini di Camagna si recarono in un bosco, per fare legna. All’improvviso, videro comparire una strana “bestia”, un animale non ben identificato, che però li fece spaventare e scappare, gridando: “La bestieta! La bestieta!“.

Gli abitanti dei paesi vicini si burlarono del loro spavento dal quel giorno in poi, salutandoli, quando li incontravano: “Salve bestieta“. Questo faceva infervorare molto i camagnesi!

Chiara Parella

Classe ’87, torinese di nascita, ma astigiana di adozione, dopo una formazione classica, si è laureata in scienze e tecnologie agroalimentari presso l’Università degli Studi di Torino. Si occupa di marketing e comunicazione e scrive per alcuni blog di settore. Amante da sempre della letteratura latina e della cultura in generale, è in procinto di pubblicare il suo primo libro.

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