LUOGHI DA SCOPRIREΩ PRIMO PIANO

Dall’unione di due vigne nacque il Parco di Villa Genero a Torino

TORINO. Tra i parchi aperti al pubblico più affascinanti di Torino c’è sicuramente quello collinare di Villa Genero, nato dall’unione di due «vigne»: vigna Colla e vigna Baldissero, la prima acquistata da Felice Genero nel 1858 e la seconda dalla moglie del medesimo nel 1888. La prima vigna comprendeva: una villa, un rustico, una cappella, prati, orti, giardini, viali alberati, mentre la vigna Colla, dove ora è sistemata la scuola materna, comprendeva una costruzione ad uso civile, due case rurali (una si è conservata) serre, giardini prati e il padiglione. Nel 1898 il complesso fu eretto ad ente Morale con il nome «Ginnasio Genero». Nel periodo fascista, poiché la proprietà era passata al Comune di Torino, venne trasformata in parco pubblico e agli inizi degli Anni Trenta vennero effettuati alcuni interventi per separare l’area turistica aperta al pubblico da quella della scuola edificata già dalla fine dell’Ottocento.

Il quotidiano La Stampa il 21 gennaio 1932 enfatizzò l’evento con il linguaggio magniloquente, tipico del regime, parlando del parco come di una magnifica risposta riposante sosta “tanto che per chi va a piedi quanto per chi si vale di automobile o carrozza giacché anche i veicoli potranno entrare nel parco. E qui all’occorrenza si potranno specie di domenica, consumare all’ombra di piante secolari, liete e confortevoli merende”.


Da quel momento, il Parco di Villa Genero divenne  luogo di ritrovo per molti torinesi che vi arrivavano per godersi momenti di relax. Oggi, a distanza di quasi un secolo, quegli oltre 43mila metri quadrati di polmone verde, se non fossero lasciati spesso all’incuria e agli atti vandalici, potrebbero rappresentare uno dei parchi più belli di Torino. In effetti il percorso collinare è un susseguirsi di alberi secolari, viali e vialetti che portano ad una suggestiva balconata da cui il panorama che si può ammirare è uno dei più belli della città.

Il tempietto dalla particolare architettura e simbologia in origine aveva le entrate murate a contava della presenza di due sfingi ai lati, una dipinta sul viso di bianco e l’altra dal viso scuro, purtroppo danneggiate. Gli atti di vandalismo sono ancora purtroppo visibili, ma vale la pena andare alla scoperta di questa oasi di verde fuori dal traffico a circa due chilometri dal centro di Torino perché sta lentamente tornando all’antico splendore. In autunno e in primavera riesce ancora ad offrire atmosfere piuttosto romantiche ed è indicato anche per un buon allenamento fisico essendo molti sentieri in salita. 

Piero Abrate

Il servizio fotografico è di Sergio Donna

Piero Abrate

Giornalista professionista, è direttore responsabile di questa testata e del quotidiano online Piemonte Top News. In passato ha lavorato per quasi 20 anni nelle redazioni di Stampa Sera e La Stampa, dirigendo successivamente un mensile nazionale di auto e il quotidiano locale Torino Sera. E’ stato docente di giornalismo all’Università popolare di Torino.

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