CURIOSITÀ

“Frejus”, la gloriosa fabbrica di biciclette nata a Torino sul finire dell’Ottocento

TORINO. I primi velocipedi Frejus furono prodotti nel lontano 1896, in una piccola officina che aveva sede nel cortile di un palazzo di Piazza Statuto, a Torino. Li montava direttamente il titolale, Emmo Ghelfi (1873 | 1967), pioniere dei fabbricanti di cicli. Forse non se ne rendeva conto, ma in quell’anno ormai lontano, il signor Ghelfi, stava dando l’abbrivio alla storia gloriosa di uno tra i più longevi marchi italiani di biciclette.

In verità, quelle prime bici riportavano il marchio “Freyus”, scritto con la ipsilon. Una piccola confusione tra due vocali sorelle, la ipsilon e la i lunga (che oggi quasi tutti chiamano “jay”, all’inglese, ma che a quei tempi molti chiamavano “jota”): un curioso refuso, che era sfuggito allo stesso fondatore della fabbrica. 

Ipsilon o i lunga che fosse, comunque, quelle biciclette di qualità, tra le prime ad essere prodotte in Italia con tanta competenza, cura e passione artigianale, erano straordinarie in quanto a durata, robustezza e stile. Tant’è che la loro fama (intanto il marchio venne corretto, e la ipsilon lasciò spazio alla i lunga, cioè alla jay, se preferite) cominciò a diffondersi in ogni regione italiana, e la produzione – rimanendo sempre artigianale però – iniziò a raggiungere quantitativi straordinari.

Una bicicletta da corsa Frejus degli Anni Settanta che corse al Tour de France

Una notevole spinta alla notorietà del marchio arrivò nel 1935, quando la Frejus patrocinò una squadra ciclistica di atleti professionisti, identificabili per la casacca grigia con una fascia rossa che riproduceva sul petto il prestigioso marchio aziendale. Portarono i colori della Frejus campioni come Gino Bartali, Olimpio Bizzi, Angelo Conterno, Guido Messina, Ferdi Kübler e tanti altri professionisti che conquistarono esaltanti successi e vittorie.

Nel 1948 l’officina del signor Ghelfi finì per rivelarsi troppo angusta: la piccola azienda si trasferì così nella nuova più spaziosa sede di Via Buenos Aires (Piazza Pitagora). Qualche anno dopo, si aprirono tuttavia le trattative per la cessione del marchio alla Legnano, e sul finire degli Anni Cinquanta, la produzione di cicli fu dirottata soprattutto a Milano, in Corso Genova, 9.

Il carter di una bicicletta Frejus con lo storico marchio di fabbrica.jpg

Ma la fama delle bici Frejus continuava a consolidarsi. E ciò non avvenne solo nei già citati anni Anni Quaranta e Cinquanta, ma anche nei decenni successivi. Furono davvero numerosi i campioni che tagliarono i traguardi in sella ad una Frejus, come Ercole Baldini, Miguel Poblet, Franco Balmanion e ‒ più recentemente ‒ Vittorio Adorni.

A partire dal 1974, però, sia pur solo per qualche anno, il marchio Frejus uscì dal mercato, finché non venne ceduto alla Bianchi, che dopo averne tentato il rilancio, optò per un ulteriore, e questa volta azzeccato, passaggio di mano.

Una fiammante bicicletta Frejus dei giorni nostri, prodotta dall’azienda Masciaghi

La produzione delle biciclette Frejus (da corsa, cross e passeggio) continua infatti con rinnovato successo anche ai giorni d’oggi: il marchio dal 2006 è ora di proprietà della ditta Masciaghi, con sede a Monza, in Via Gramsci 10 e stabilimento a Cavenago Brianza. In questa dinamica azienda (dove sono prodotte con cura artigianale e passione anche le biciclette firmate Coppi e Girardengo o marchiate Masciaghi) si porta avanti dunque la tradizione di qualità del nobile e prestigioso marchio torinese nato in Piazza Statuto, agli albori della storia del velocipede. Un marchio torinese, lo possiamo dire, che ha fatto davvero tanta, ma tanta, strada.

Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

Articoli correlati

Back to top button
error: Content is protected !!