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I 100 anni della Lancia Lambda, capolavoro di meccanica e di stile

Agli albori degli anni Venti, la Lancia era già un marchio che mieteva consolidati e vasti consensi internazionali. A rafforzare ulteriormente il successo della Casa di Borgo San Paolo, contribuì sicuramente il lancio della Lambda. Il prototipo venne realizzato il 1° settembre del 1921 e il modello venne poi esposto per la prima volta nel 1922 ai Saloni di Parigi e di Londra: si trattava di una vettura avveniristica, che in luogo del telaio convenzionale a longheroni, utilizzava una scocca portante.

Una réclame illustrativa delle Lambda Torpedo e Berlina, VIII Serie

La vettura fu progettata dagli ingegneri Rocco e Cantarini, sotto l’occhio vigile di monsù Vincenzo Lancia: grazie alla sospensione a ruote indipendenti e alla rigidità della scocca, la tenuta di strada della Lambda risulterà di gran lunga superiore a quella di altre vetture prodotte da altre Case automobilistiche, in particolare sui fondi sconnessi (ovvero nella stragrande maggioranza delle strade dell’epoca). La vettura conseguì eccellenti performances in diverse edizioni della Mille Miglia. La produzione cessò nel 1931, a dieci anni dal suo esordio. Dallo stabilimento di Via Monginevro, ne uscirono 12.999 esemplari. Prezzo base della prima serie: 43.000 Lire di allora.

L’originale struttura portante della Lancia Lambda

La Lambda è giustamente considerata uno dei più straordinari modelli mai usciti dagli stabilimenti Lancia. Frutto della genialità di Vincenzo Lancia, questa vettura consentì alla fabbrica di Borgo San Paolo di aumentare costantemente il proprio fatturato per tutti gli anni Venti.

Una Lancia Lambda (Archivio Storico Lancia)

Alcuni anni orsono ho avuto l’opportunità di intervistare il dr. Enrico Masala, direttore del Museo Lancia (ora dismesso e in attesa di essere ricomposto), già responsabile delle Politiche e delle Strategie del marchio Lancia dal 1994 al 2000, supervisore dell’Archivio Storico, nonché appassionato conoscitore della storia dell’azienda, che così raccontava: “Gli anni Venti furono anni molto difficili per l’economia in generale, e in particolare per il mercato dell’auto, a causa della grave crisi bancaria italiana esplosa nel 1921 con il fallimento della Banca Italiana di Sconto; le difficoltà si sarebbero ulteriormente acuite a fine decennio, in seguito alla grande depressione internazionale ingenerata dalla crisi americana del 1929; eppure, gli anni Venti coincisero per la Casa di Borgo San Paolo con un periodo di florida crescita. Il capitale sociale, interamente versato, che nel 1922 si assestava sui 4,238 milioni di lire, a fine 1930 era salito a 50 milioni, in assoluta controtendenza con tutte le altre aziende del settore. Fu proprio il successo strepitoso della Lambda a garantire alla Lancia la crescita costante del fatturato ed il rafforzamento della sua solidità finanziaria, nonostante le condizioni di mercato assolutamente difficili”.

I piloti Pugno e Bergia su Lancia Lambda alla Mille Miglia del 1927 (fonte Wikipedia)

E, ancora: “Si trattava di una vettura innovativa e rivoluzionaria, di dimensioni tutto sommato contenute, oggi diremmo di “categoria media”, ma affidabile e confortevole, e rifinita in modo molto accurato: il prezzo di listino era superiore a quello delle vetture appartenenti allo stesso segmento prodotte dalle case concorrenti, ma il gap era più che giustificato, sia per il confort degli allestimenti, che per le incomparabili caratteristiche tecniche della meccanica. Possiamo davvero affermare che Vincenzo Lancia ha insegnato al mondo intero una nuova metodologia e suggerito nuovi contenuti per costruire una vettura. Nel concepire le sue vetture, egli ha rigettato il fordismo, che era adatto ai grandi numeri produttivi, per dedicarsi a una produzione che premiasse più la qualità che la quantità, con continue innovazioni tecnologiche e soluzioni che garantissero la durata e la sicurezza dei modelli”.

Una Lancia Lambda settima serie in versione Torpedo

Ma Vincenzo Lancia era attento anche a garantire ai suoi dipendenti, dai quali pretendeva il massimo impegno professionale, ma con cui sapeva intrattenere un rapporto familiare e paterno, uno stile di vita che consentisse loro anche i giusti spazi per gli svaghi ed il tempo libero. Fu lui a volere fortemente, fin dai primi anni Venti, un arioso Circolo Sportivo per i suoi operai ed i suoi impiegati. Il Campo Sportivo Lancia fu posizionato in Via Caraglio, tra la Via Montenegro (ora Via Vincenzo Lancia) ed un tratto di Via Pollenzo successivamente inglobato negli stabilimenti. Il Circolo Sportivo Lancia era dotato di un campo da football, di un velodromo in terra battuta per le corse ciclistiche ed un apposito campo per il gioco del tamburello. Al margine di quest’area, negli anni Cinquanta, si sarebbe poi costruito il “Grattacielo Lancia”, simbolo dell’azienda e del quartiere San Paolo.

La storia della Lancia è lunga, avvincente, gloriosa e costellata di straordinarie avventure: richiederebbe troppe pagine per essere ricordata in questo articolo. Per ora, per evidenti motivi di spazio, fermiamoci qui, a contemplare ammirati e rapiti, quei ruggenti anni Venti del Novecento che consolidarono la notorietà del marchio Lancia in tutto il mondo, incantato dai suoi modelli e in particolare dalla tecnica rivoluzionaria e dal fascino della Lambda.

Sergio Donna

Bibliografia: Le Antiche Fabbriche di Borgo San Paolo | Ël Torèt-Monginevro Cultura, Torino 2011

Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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