Amarcord di Mino Rosso

i giochi in tempo di guerra e quel desiderio di diventare come dario, il bigliettaio del trenino

ecco.  sì. io da grande avrei voluto diventare come dario. dario il bigliettaio. beh. io credo che tutto sia nato quando sono arrivato a gassino quando avevo 4. o 5 anni. beh so che eravamo scappati da torino per cercare una casa più sicura. uhm. almeno così mi ricordo che mi avevano detto. beh. io ci ho sempre creduto.  di sicuro ero arrivato a gassino con il trenino. mah. era un qualcosa tra il treno di oggi e il tram. non so perché ma io mi vedo tra la gente appiccicata come acciughe. sì. certo. ci sarà stato anche qualcuno che aveva avuto la fortuna di sedersi su una di quelle panche in listelli di legno. succede sempre nella vita che ci sia qualcuno di più fortunato.

mi avevano anche detto che c’era solo la 3 classe. mah. tanto io non sapevo ancora che la gente si divideva in classi. vabbè. ricordo solo che tra i viaggiatori passava il bigliettaio. già il bigliettaio. ecco lui non lo ricordo. ma aveva una divisa. anche questa non la ricordo. ricordo invece la sua borsa in cuoio dove dentro teneva i biglietti. e anche i soldi. beh. di sicuro da grande avrei voluto diventare come lui. dario. dario il bigliettaio. ognuno di noi nella vita ha sempre voluto essere qualcuno. bene. per me era lui. tant’è. a gassino abitavamo in quella casa in centro paese piazza antonio chiesa. sì. dove ci sono gli uffici comunali.

credo che il signor tomalino fosse il padrone. voglio dire di casa nostra. la cosa non è importante. ma il suo nome mi è rimasto appiccicato. forse perché guidava una lancia ardea. sua. che poi non c’entra niente. vabbè.  nel ’43 (sto parlando della seconda guerra mondiale) succedeva di dover correre in cantina (in paese non c’era un rifugio antiaereo) quando, soprattutto si notte, suonava la sirena. quella dell’allarme. però a volte il bombardamento a torino veniva dato per radio. radio londra. noi la radio ce l’avevamo. radiomarelli targelio.  era l’unica cosa che papà e mamma avevano quando si erano sposati. dormivano su un materasso per terra. però potevano sapere cosa succedeva al mondo. o almeno così credevano.

beh. quando si correva in cantina io ci arrivavo con la mia borsa clip-clap in vecchia pelle. bianca. malandata. o quasi. lo so che non era proprio come quella di dario. ma io ero contento lo stesso. uhm. dentro ci tenevo i biglietti usati che mi regalavano. sì. perché tutti conoscevano la mia passione per il trenino. lo sapeva anche il signor virgilio che abitava di fronte a noi. già il signor virgilio. che era bravo come giors, il calzolaio sotto casa. anche se giors era più bravo perché di tanto in tanto ci dava i tomini e una pagnotta di torta. che poi era il pane bianco. beh. quando non aveva niente da mangiare. poi ci aggiustava anche gli zoccoli. uffa si rompevano sempre nel calcagno. boh. forse perché diventavano stretti quando si metteva una buccia di cipolla dentro le calze.

per i geloni in inverno. mah. sì. in cantina con noi c’erano anche loro. e forse anche la signora maestra. ma questo non lo potevo sapere perché a scuola ci sarei andato due anni dopo. vabbè. già. la signora maestra. la signora de bernardi. quella che si arrabbiava un po’ quando la cenere per asciugare l’inchiostro dal foglio cadeva sul banco. beh. devo dirlo: la carta assorbente era da ricchi. e noi non l’avevamo. però io avevo un monopattino. che però era rotto. sì. rotto. così non ci potevo andare su. lo portavo sempre con me. anzi. lo trascinavo. ci voleva un falegname che aggiustasse il pezzo di legno che si era rotto. beh. non l’ho mai trovato. forse perché giravo solo nel paese. ma intanto potevo giocare con pipillo. il galletto americano arrivato da non si sa dove. io e bucci (che sarebbe mio fratello flavio. ma noi allora lo chiamavamo così) lo avevamo addomesticato. noi giocavamo con lui. e lui giocava con noi. per davvero. poi però un giorno se n’è partito per non si sa dove. vabbè. incominciavo a capire che il mondo è fatto così. sì. certo. fatto di arrivi e partenze impreviste. comunque io in cantina passavo il mio tempo a dare i biglietti alle persone che sedute sulle loro sedie impagliate stavano con le orecchie spalancate a sentire gli aerei. 

L’aereo da combattimento Junkers Ju 87 detto Stuka

erano tutti strani perché parlavano sottovoce. sembrava che avessero paura. dicevano anche: ecco queste sono le fortezze volanti. io non so se era giusto. già. non le distinguevo dagli stuka. boh. io dico gli stuka perché questo è un nome che mi è rimasto dentro. mi ricordo che c’erano degli aerei che facevano un rumore più allegro. le fortezze volanti invece erano più brontolone. mah. io dovevo fare il mio mestiere di bigliettaio. io ero dario. anche se qualche volta pensavo già al traforo. quello che il signor virgilio mi aveva regalato. al traforo ero diventato proprio bravo. così bravo che qualche anno (forse 2) dopo incominciai a lavorare. sì, per davvero. il signor virgilio mi dava il compensato con sopra il disegno e io lo ritagliavo. era una bella cosa questa. già. perché lui mi dava per il mio lavoro delle caramelle. però una volta mi ha dato un pinocchio in legno. era natale e così io ho potuto fare il regalo di gesù bambino a bucci. mio fratello. io ero già grande per credere a gesù bambino. in quegli anni si cresceva in fretta. vabbè. sono sicuro che nella mia borsa di dario i vecchi, usati biglietti del treno non ci sono stati per tanto tempo. credo che anche loro sono diventati veri in fretta.

mino rosso

Note

gassino – (Torinese – Gasso [gasu] in piemontese) è un comune della città metropolitana di Torino. 
trenino – Treno (o meglio tramway) della linea ferroviaria interurbana che collegava Torino a Chivasso/Brusaco sino al 1949. Le carrozze, modello Centoporte, erano tutte di terza classe (abolita in Italia nel 1956) e destinate al traffico pendolare. Molto spartane, suddivise in quattro ambienti a salone, con sedili di legno e portabagagli a stecche, erano sempre sovraffollate da viaggiatori, stipati uno accanto all’altro, che si spostavano tra località vicine per lavoro.
tomalino (signor) – Probabile proprietario della nostra abitazione di sfollati a Gassino in piazza Antonio Colonna accanto agli uffici comunali.
radio londra – Era l’emittente di programmi radiofonici, trasmessi dal 1938, dalla BBC alle popolazioni europee continentali.
radiomarelli targelio – Radio prodotta dalla RadioMarelli, azienda italiana di elettronica di consumo, a metà degli anni ’30. Commercializzata con lo slogan “Il meglio in radio”, nel 1936 costava 1.100 lire.
papà – Carlo Rosso (Novi Ligure [AL] 1912 – Cumiana [TO] 1999). Ultimo figlio nella famiglia del maresciallo dei carabinieri di Novi Ligure di una famiglia abbiente. Avevano un palco riservato nel teatro della città per le rappresentazioni liriche forse anche perché conoscevano il compositore Giacomo Puccini (1858 – 1924) come testimoniato da corrispondenza intercorsa. Durante la Prima Guerra Mondiale il primogenito, Flavio, che partì volontario, morì a soli 21 anni con i quattordici uomini del suo plotone sulla Forcella a V della Marmolada (la cui galleria di sbocco è stata a lui intestata). In pochi anni ci fu un tracollo famigliare e Carlo, il minore dei sette componenti, rimase l’unico superstite. Riuscì comunque a studiare da geometra con l’aiuto di uno zio di Roma. Conseguito il diploma venne assunto come tecnico per i rilevamenti dalla Montedison. Si sposò con Maria Bertaglia, impiegata presso uno studio notarile in Ventimiglia, nel 1937.  Come militare fu inviato, con i gradi di tenente nel Genio Minatori, in Somalia a Mogadiscio. Successivamente venne richiamato sotto le armi sino a quando ne uscì l’8 settembre 1943. Impiegato presso la Stipel come tecnico per il controllo dei centralini telefonici. Oltre all’interesse per la tecnologia radiofonica e televisiva, si dedicò alla ricerca sulla tradizione popolare. Per anni lavorò al suo libro I MONACI, LA MASCA E LA STREGA – Romanzo quasi storico del VIII° secolo dei monti del Pinerolese.
stipel – Società telefonica interregionale piemontese e lombarda fu una società telefonica che operò tra il 1925 e il 1964 nelle province delle attuali regioni Piemonte, Valle d’Aosta e Lombardia, e nel 1964 sarà fusa e incorporata nella SIP.
mamma – Maria Bertaglia (Loreo [RO] 1913 – Cumiana [TO] 2001). Si sposa a febbraio del 1937 con Carlo Rosso.  Nel febbraio del 1938 nasce Mino e nel novembre 1940 Flavio. Per una serie di patologie specifiche della tubercolosi ossea fu completamente ingessata e costretta a letto dal 1942 al 1949. Successivamente riprese a muoversi dapprima con le stampelle di legno e un busto in metallo (che toglieva durante i temporali per paura dei fulmini) poi con il bastone in brevi percorsi. Profondamente religiosa (terziaria francescana) trovò nella fede la forza di affrontare tutte le malattie che di volta in volta l’afflissero. I suoi obiettivi furono dapprima quello di vedere i figli grandi e poi di essere a fianco del marito per aiutarlo nella quotidianità. Creativa che, nonostante le difficoltà fisiche, realizzò diversi lavori manuali tra i quali ambienti (principalmente salotti) in miniatura per bambole (alcuni sono stati donati al Centro per la Cultura Ludica di Torino), fiori di carta crespa e fil di ferro, lavori all’uncinetto, ecc. Come attività artistica si dedicò alla pittura ad olio. Diversi i quadri, quasi sempre di paesaggi, che realizzava ma che non vendeva se non durante le poche mostre fatte per raccogliere fondi a favore di associazioni di volontariato. La sua attività di pittrice si arrestò quando perse la vista, cosa che non la preoccupò. Diceva di averne già viste tante di cose.
virgilio (signor) – abitante della piazza Chiesa che lavorava il legno, normalmente a traforo, per la produzione piccoli oggetti come, ad esempio, la banderuola, ritagliata in compensato.  Un simbolo per la cristianità che paragona la figura di Cristo, portatore di una “nuova alba di fede” nel mondo, a quella del gallo e che per questo la Chiesa fece posizionare su chiese e campanili.  
giors – (Giorgio in piemontese). Calzolaio proprietario del negozio/laboratorio sotto la nostra abitazione a Gassino.
pagnotta di torta – Definizione del pane bianco. Allora si mangiava il pane nero con la crusca. Il pane nero era prodotto con farina integrale, con la crusca, e al frumento si aggiungevano le farine di mais, di segale e gli ingredienti più svariati, talvolta anche avariati. Alcuni panificatori aggiungevano persino segatura all’impasto. E il sale, soprattutto verso la fine della guerra, era un prodotto difficile da trovare, quindi il pane era insipido
pipillo – gallo presumibilmente di razza nostrana definito americano per via della piccola taglia. Ricordava quello delle banderuole. (cfr. virgilio)
bucci – Soprannome da bambino di Flavio, fratello (nato a Torino 1940 nella clinica Sansoni).
fortezza volante – Aereo bombardiere d’alta quota. Traduzione di Flying Fortress, aereo della Boeing americana impiegato nelle ultime azioni militari in Italia dalle forze alleate.
stuka – Lo Stuka, ovvero lo Junkers Ju 87, era un aereo da combattimento in picchiata in dotazione alle forze armate tedesche che non venne impiegato in bombardamenti sul territorio italiano. Fu quindi impropriamente riferito ad aerei che sorvolavano negli anni ’40 i cieli di Torino.

Mino Rosso

Delfino Maria Rosso (detto Mino Rosso) è nato a Torino il 18 febbraio 1938 dove vive e lavora. Come giornalista, pubblicista, dal 1973 si occupa di temi sociali e culturali, con una particolare attenzione verso le espressioni artistiche. Ha condotto, e conduce, ricerche su questioni di cultura contemporanea per Arte e Società, il foglio, Pianeta, Il Corriere di Tunisi. Alcuni suoi testi sono stati tradotti in arabo. Ha collaborato, a partire dal 1964, con poesia lineare e visiva, a diverse riviste italiane ed estere tra le quali, ad esempio, Antologia Geiger, L’humidité, Offerta Speciale, Tam-Tam. Espone, dagli anni ’70, in mostre personali e collettive, lavori di arte visuale e arte concettuale. Alcuni lavori sono esposti in modo permanente presso la Galleria del Premio Suzzara Museo d’arte Lombardia. A partire dalla metà degli anni Ottanta si dedica alla interculturalità e viaggia alla ricerca del minimo comune denominatore del momento ludico della vita, identificato nel “gioco”, tra le diverse culture nel mondo raccogliendo, soprattutto, giocattoli di strada, donati poi a diversi musei. In campo musicale ha composto alcuni brani di musica elettronica e concreta per concerti e colonne sonore di lavori teatrali. In www.issuu.com/delfinomariarosso attualmente sono pubblicati una cinquantina di libri, alcuni dei quali stampati, ai quali si può accedere gratuitamente.

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