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I protagonisti ricordati da strade e piazze: i fratelli Piol da Rivoli

RIVOLI. Da rivolese, nominare via Piol è come nominare un vecchio amico che tutti conoscono. Se vai a scuola al Liceo Darwin ed abiti ai piedi della collina, non è raro attraversare via Piol anche tutti i giorni, circondati dalle strade e dai negozi del borgo antico che oggi come cent’anni fa popolano il suo selciato un po’ sconnesso. Da piazza Martiri della Libertà a piazza Matteotti, dove l’opera dello Juvarra, il Castello della città, svetta sul suo paese, sono tanti gli edifici storici che, alcuni più ricordati ed altri meno, accompagnano i nostri passi: Villa Cavalli, appartenuta originariamente alla famiglia Nasi, la vedremo, camminando, sulla nostra destra; sulla sinistra, invece, la Casa del Conte Verde, Amedeo VI di Savoia, dove tutti hanno, almeno una volta, hanno assistito ad  una qualche mostra. via Piol, a Rivoli, è un nome importante, uno di quelli che si trasporta dentro i ricordi dei suoi cittadini, ma anche la vita di un’intera città.

Chi erano i Piol? Perché questa via è dedicata a loro? Oggi a parlarne non possono non venire in mente i funerali di Brigida Zuccolotto, che nel 2000 ci lasciava, abbracciata dai pensieri degli abitanti della città che aveva avuto l’onore di ospitarla. Una storia triste, quella dei Piol, che inizia con la caduta del Fascismo e prosegue lungo le strade della Resistenza. Ma andiamo con ordine.

I Piol provenivano da Limana, in provincia di Belluno. Come molte altre famiglie dell’epoca, parliamo dell’ormai lontano 1936, dovettero prendere la strada dell’emigrazione per poter vivere e la loro metà fu proprio la nostra bella città, Rivoli. Brigida Zuccolotto ed il marito Eliodoro Piol, assieme ai quattro figli Severino, Arduino, Augusto e Vario andarono ad abitare in via del Parco 10, nella zona di San Martino, per poi spostarsi in via Querro 14.

Il 26 luglio 1943 inizia la triste storia di questa famiglia: davanti alla Casa del fascio, al numero 23 di via Piave, Severino Piol, all’età di 21 anni ed al momento in regolare congedo a Rivoli, viene colpito a morte dalla rivoltella del custode mentre tentava di abbattere il simbolo più rappresentativo del fascismo nella città: le insegne di casa littoria. Era la seconda vittima di quella giornata: con lui moriva anche Giuseppe Neirotti, ed oggi entrambi sono ricordati come i primi caduti rivolesi per la libertà. Dirà Brigida: “Il custode della casa del fascio li conosceva bene… come ha potuto sparare su questi ragazzi disarmati, prima su Neirotti e poi su mio figlio che cercava di disarmarlo?“. Fu ferito, in quella terribile sparatoria, anche Giuseppe Meotto, che però riuscì a salvarsi. Il Borcic, così si chiamava il custode, per quanto si abbiano poche notizie sul suo destino, non subì condanne; si ritenne avesse agito per “legittima difesa”.

Pochi mesi dopo moriva Arduino Piol, combattendo ad Avigliana contro i tedeschi. Con lui, Mario Neirotti, Mario Bogge e Pierino Farca. Aveva 18 anni. Nata subito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 per opporsi all’occupazione tedesca e alla risorta dittatura fascista, la banda era dislocata nei dintorni di Valdellatorre. Guidata da Neirotti, erano una trentina di uomini, anche se oggi forse diremmo ragazzi, armati alla ben e meglio con alcuni fucili e mitragliatori recuperati da Sergio Bono (anni 16) in una caserma di Rivoli. Furono sorpresi da una pattuglia tedesca che rastrellava la frazione Mortera, probabilmente allertata da una spia.

Anche il padre, Eliodoro Piol, troverà la morte in quei cupi mesi del 1944, per la precisione a Giugno. Prelevato da casa sua, imprigionato e torturato per sapere dove fossero i figli, Eliodoro Piol, partigiano della 43° Divisione “Sergio De Vitis”, rimase in mano ai fascisti per venti giorni. Il suo corpo, orribilmente straziato, verrà ritrovato soltanto il 27 giugno 1944, in Strada Rivalta, sotto il ponte del Rio Garos. “Non si poteva riconoscere – raccontava Brigitta Piol – . Ero quasi convinta che non fosse lui“.

Il 5 ottobre 1944 Augusto, comandante della “Squadra Volante” agli ordini di Eugenio Fassino, fu sorpreso con alcuni compagni nell’abitato di Rivalta da una banda di “repubblichini”. Nonostante le forze impari e la morte di tre dei suoi compagni, Augusto, chiamato anche Agostino, combatté duramente e costrinse il nemico a ripiegare. Mortalmente ferito, riuscirà a sfuggire all’assalto, ma morirà tra le braccia della madre nell’ospedale clandestino di Giaveno il 9 Ottobre 1944: “Comandante di una squadra in perlustrazione nell’interno di un abitato, attaccato di sorpresa da un plotone nemico, non esitava ad aprire il fuoco su di esso con un fucile mitragliatore, ingaggiando impari lotta a distanza ravvicinata. Visti cadere tre suoi compagni e costretto dalla pressione di elementi avversari, balzava in piedi e da solo si lanciava all’assalto costringendo l’avversario stesso a ripiegare, ma nella fase finale della lotta, mortalmente colpito all’addome, doveva alcuni giorni dopo, purtroppo, soccombere. Magnifica figura di patriota e di valorosissimo combattente della Libertà”, si scriverà nella Motivazione della medaglia d’oro al valor militare “alla memoria” conferita dal Presidente del Consiglio dei Ministri il 3 giugno 1959.

I funerali di Agostino e Vario Piol

Scriveva di lui l’amico e partigiano Elio Ferrero: “Quante le azioni di sorpresa organizzate da Augusto Piol per procurare armi: azioni spesso al limite dell’incredibile che forse servivano anche a calmare un po’ il fuoco che si portava dentro. Augusto si buttava, era un generoso, la spensieratezza che solo poco tempo prima aveva caratterizzato il nostro modo di vivere la gioventù non esisteva più. Solo un grande, cieco dolore. La morte del padre Eliodoro, ucciso barbaramente il 27 giugno, le condizioni di particolare brutalità, il modo di infierire sul suo corpo, erano state, per Augusto, ferite troppo profonde”.

Ma non era ancora finita per la famiglia Piol: il 18 maggio 1945, impegnato in un’opera di rastrellamento di residui bellici vicino al Castello di Rivoli, moriva a 15 anni l’ultimo figlio ed il più giovane dei Piol, Vario, lì dove oggi è possibile trovare il ceppo commemorativo. Nonostante la giovane età, fu partigiano, nella XLIII Divisione “De Vitis”, brigata “Gallo”.

Brigida Zuccolotto, mamma dei fratelli Piol

Rimaneva da sola Brigida Zuccolotto, “mamma Piol”, come molti ancora la ricordano; il fascismo e la guerra le avevano rubato i figli, il marito e la famiglia. Alla sua triste storia, ed alle molte simili che accumunavano le famiglie di quel tempo, al suo coraggio contro l’oppressione fascista, che lei stessa dimostrò attivamente nel suo aiuto alla causa partigiana, è oggi dedicata la via maestra di Rivoli, così da ricordarci, oggi come un tempo, il caro prezzo pagato per la libertà contro l’oppressione.

Mirco Spadaro

Classe '98, rivolese di nascita, frequenta il corso di Lettere Antiche a Torino, sotto il simbolo della città. Tra viaggi e libri, è innamorato della tecnologia e della scrittura e cerca, tra articoli e post su siti e giornali online, di congiungere queste due passioni, ora nella sua "carriera" come scrittore, ora con il "popolo di internet".

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