Amarcord di Mino Rosso

i tempi in cui per assistere a “lascia o raddoppia?” ci si portava la sedia da casa…

questa è la pubblicazione di una serie di racconti che rimandano al tempo passato. sono 12 +1. dodici come le ore (nell’ordine: la sveglia / l’uomo del plasmon / tra linee rette e curve / condor n. 5 / magellano / rai radiotelevisione italiana / bwv565 / italia ‘61/ 48714 / la 500 da corsa / la racchetta di rod laver / il giro di sol) più uno dedicato all’orologio del minareto della moschea di testour (tn) dove questa idea di ritornare indietro nel tempo è nata. in ogni racconto è riportata una pagina di immagini che rimandano al testo e quella dell’oggetto/scultura con l’inserimento di un orologio dal movimento antiorario. 

beh. non dico una novità: la radio a casa mia c’è sempre stata.  sarà perché i miei (voglio dire papà e mamma) l’hanno comprata ancora prima che io nascessi. era una radiomarelli targelio1. gesù, per comprarla avevano rinunciato ai mobili. dormivano su un materasso steso a terra. vabbè. la radio per noi era proprio importante. di giorno si ascoltava il gazzettino padano2 e di sera il canto del grillo3. sul terzo programma4. sì. una trasmissione da intellettuali. a me sarebbe piaciuto diventare così. anche ai miei. voglio dire sarebbe piaciuto. ma bisognava incominciare a lavorare in fretta. c’era da pagare l’affitto. e anche gli ospedali per mamma. di trasmissioni ne ricordo tante. beh. anche se faccio un po’ di confusione ricordo: “ël cantôn dïi barbutun” del “gazzettino del piemonte”. e anche “bondì, cerea” con mônsù muss e madama gerbin.  facevo di sicuro ancora le elementari quando ho costruito la mia prima radio galena. sì. certo papà mi aveva anche un po’ aiutato. lui lavorava già alla stipel5.

la scatola me l’ero fatta in compensato con il traforo che avevo già imparato a usare per bene.  come anche le cose elettriche. sapevo leggere persino gli schemi. restava il problema dei pezzi. uhm. però al balon6 o da qualche commerciante di surplus7 si trovavano. poi sono andato alle scuole superiori e lì sono diventato proprio bravo. o quasi. era venuto anche il tempo della diffusione nelle case della televisione. e noi, già legati dal primo momento alla storia della radio. non potevamo rinunciare ad avere il monoscopio9. così avevo iniziato a costruire la mia prima televisione quando facevo ancora le medie e nel primo anno delle superiori. istituto amedeo avogadro. perito radiotecnico. per davvero. i pezzi li avevamo (papà e io) comprati dal solito venditore di surplus di asti. il tubo catodico era il bp5. sì. 5” (pollici) di diametro.

era di un radar. il bianco era verde e il nero marrone. scuro. l’antenna in filo piattina. il mobile lo avevo fatto con il traforo. ma questa volta non più in compensato ma masonite. beh. anch’io mi stavo adeguando al progresso. lo schema credo (anzi sono quasi sicuro) di averlo trovato in una qualche rivista. ma di questo dettaglio devo averne già parlato in altri racconti. come del radio libro. vabbè. intanto arrivò anche il tempo di lascia o raddoppia?13. all’inizio lo si andava a vedere al cinema parrocchiale di via delle orfane angolo via garibaldi. poi a casa. sui 5” (pollici).

persino con i vicini che si portavano la loro sedia. vederlo lì era tutt’altra cosa. beh. non proprio vedere. sentire con qualche figura intravvista. era così. poi le cose proseguirono verso la strada del lavoro. prima tra i registratori a nastro e gli impianti hi-fi. di allora. poi come tecnico ricercatore al poli14. beh. molti diranno che ero cresciuto, diventato grande. non è vero. ho sempre giocato. e continuo a giocare. vabbè. qualcuno (ma solo qualcuno) si ricorderà di schiller15. e qualche psicologo aggiungerà: con una infanzia così felice… già.

mino rosso

1 Targelio – Radio prodotta dalla RadioMarelli, azienda italiana di elettronica di consumo, a metà degli anni ’30. Veniva commercializzata con lo slogan “Il meglio in radio”. Nel 1936 costava 1.100 lire.
2 Il Gazzettino padano – trasmissione radiofonica regionale
3 Il canto del grillo – Trasmissione radiofonica tenuta da Francesco Carnelutti. Gli interventi furono pubblicati da Edizioni Radio Italiana nel 1955.
4 Terzo programma – Nel 1950 alla Rai nascono ufficialmente i tre programmi nazionali. Radio 3 metteva in onda una lunga serie di rubriche e trasmissioni a carattere generalista, monografico e storico.
5 STIPEL – Società Telefonica Interregionale Piemontese E Lombarda fu la società telefonica che operò tra il 1925 e il 1964. Nel 1964 venne fusa e incorporata nella SIP.
6 Balon – Storico mercato delle pulci di Torino in Borgo Dora nel quartiere Aurora, vicino al mercato di Porta Palazzo.
7 Surplus – Materiale elettrico militare, prevalentemente USA, il cui commercio fiorì subito nel dopoguerra. Uno dei principali venditori, o rottamari come venivano chiamati, si trovava ad Asti.
9 Il monoscopio – immagine televisiva fissa per la verifica della qualità delle trasmissioni e delle apparecchiature televisive. In b/n dal 3 gennaio 1953 e a colori dal 1febbraio 1976.
13 Lascia o raddoppia? – Famoso programma televisivo a quiz del primo canale della Rai andato in onda dal 1955 al 1959.
14 Poli (Politecnico)- Istituto di Fisica Tecnica.
15 Schiller – Johann Christoph Friedrich von Schiller (1759-1805) poeta, filosofo, drammaturgo e storico tedesco. Celebre il suo detto “l’uomo è pienamente uomo solo quando gioca”.

Mino Rosso

Delfino Maria Rosso (detto Mino Rosso) è nato a Torino il 18 febbraio 1938 dove vive e lavora. Come giornalista, pubblicista, dal 1973 si occupa di temi sociali e culturali, con una particolare attenzione verso le espressioni artistiche. Ha condotto, e conduce, ricerche su questioni di cultura contemporanea per Arte e Società, il foglio, Pianeta, Il Corriere di Tunisi. Alcuni suoi testi sono stati tradotti in arabo. Ha collaborato, a partire dal 1964, con poesia lineare e visiva, a diverse riviste italiane ed estere tra le quali, ad esempio, Antologia Geiger, L’humidité, Offerta Speciale, Tam-Tam. Espone, dagli anni ’70, in mostre personali e collettive, lavori di arte visuale e arte concettuale. Alcuni lavori sono esposti in modo permanente presso la Galleria del Premio Suzzara Museo d’arte Lombardia. A partire dalla metà degli anni Ottanta si dedica alla interculturalità e viaggia alla ricerca del minimo comune denominatore del momento ludico della vita, identificato nel “gioco”, tra le diverse culture nel mondo raccogliendo, soprattutto, giocattoli di strada, donati poi a diversi musei. In campo musicale ha composto alcuni brani di musica elettronica e concreta per concerti e colonne sonore di lavori teatrali. In www.issuu.com/delfinomariarosso attualmente sono pubblicati una cinquantina di libri, alcuni dei quali stampati, ai quali si può accedere gratuitamente.

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