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Ieri come oggi, un irrinunciabile spuntino per chi viaggia verso la Riviera: la frittata di Ceva

CEVA. I primi panini con la frittata di Ceva (Cn) venivano serviti al volo alla Stazione Ferroviaria ai passeggeri che allungavano il loro braccio dai finestrini dei treni che portavano i torinesi in vacanza sulla costa ligure.

L’idea di proporre panini con la frittata ai vacanzieri era venuta la prima volta ai gestori del Caffè-Ristorante della Stazione di Ceva: una coppia di ristoratori, Pietro e Angelina Benedetto, che avevano appreso l’arte culinaria prestando servizio nelle cucine di alcuni prestigiosi hotel transalpini.

Una frittatina alle erbette di Ceva, companatico ideale per una rosetta,
una biova o una “paesana”

Del resto si sa: i francesi sono maestri nell’arte della preparazione dell’omelette. Certamente i coniugi Benedetto seppero far tesoro dell’esperienza accumulata negli anni di lavoro in terra di Francia, ma ebbero pure l’intuizione di rendere insuperabile la loro frittata con l’aggiunta di erbe aromatiche del territorio, raccolte sui versanti piemontesi delle Alpi Marittime.

Ai Benedetto si succedettero altri gestori: i La Pietra e i Porro. Ogni nuovo gestore ha continuato a proporre panini con la frittata dal sapore delicato e appetitoso, magari apportando alla ricetta qualche variante personale. Sta di fatto che la notorietà di questo panino è via via cresciuta nel tempo.

Rosette farcite con la frittata di Ceva

Nel corso degli Anni Sessanta, le immatricolazioni di automobili crebbero nel nostro Paese in modo esponenziale: un senso diffuso di tranquillità economica e ritrovato benessere indusse migliaia di operai e impiegati amministrativi all’acquisto di una propria automobile, spesso un’utilitaria.  E crebbero così le opportunità per le gite domenicali fuoriporta, anche verso la Riviera. Famiglie intere si riversavano su fiumane di Cinquecento, Seicento e Millecento sulla Torino-Savona: partivano in ore antelucane verso i lidi della Liguria, per godersi qualche ora di sole sulle spiagge e un tuffo in mare, per poi far ritorno in città in tarda serata, tutti accodati sul chilometrico nastro d’asfalto.

Certo, in quegli anni i treni da e verso il mare costituivano ancora un mezzo di trasporto utilizzatissimo, e alla Stazione di Ceva i venditori di panini con la frittata continuavano ad aver un gran da fare nel soddisfare tutte le numerose braccia di passeggeri che ne facevano richiesta. Ma quei panini non erano più una prerogativa esclusiva di chi gestiva il Bar Ristorante della Stazione cebana. Per i turisti in transito sull’Autostrada, c’era l’opportunità di farsi un panino alla frittata anche ai due Autogrill di Ceva, uno posizionato in direzione mare, l’altro dalla parte opposta della carreggiata, in direzione Torino.

Uno scorcio panoramico della città di Ceva

Non c’era automobilista che non vi facesse tappa per gustarsi uno di quei panini, o per uno spuntino sul posto, oppure per consumarlo durante il viaggio o in riva al mare. Ovviamente vi facevano tappa anche i camionisti, che come è noto sono i più esperti gourmet di specialità locali, e che non si lasciavano certo scappare questa ghiotta opportunità.

Insomma, consumare un panino con la frittata di Ceva divenne negli anni un fatto di costume, un’abitudine generalizzata, un must irrinunciabile, quasi un rito per celebrare e rendere indimenticabile il viaggio.

Da qualche anno l’autentico panino con la frittata di Ceva è identificato dalla “De-Co”, ovvero dalla “Denominazione Comunale”: un riconoscimento ufficiale del Comune di Ceva a ristoratori, titolari di bar, caffè e altri somministratori come la Pro Loco, che ne attesta l’autenticità, la genuinità e l’utilizzo di ingredienti nel rispetto della tradizione storica, in conformità con un apposito “Regolamento” che ne stabilisce le caratteristiche tipiche.

Il Bar Stazione a Ceva

Ne riportiamo uno stralcio: “Il pane preferito per il ‘panino con la frittata De.Co di Ceva’ è la pagnotta conosciuta come ‘rosetta’ (ma la frittata di Ceva è proposta anche come farcitura di ‘biòve’ e ‘paisan-e’, con cui si sposa perfettamente, n.d.r.). Le erbe utilizzate sono soprattutto quelle spontanee che crescono sul territorio di Ceva nelle diverse stagioni (es.: prezzemolo, basilico, menta, origano, erba pera, rucola selvatica, spinaci di montagna). Tradizionalmente, la frittata non deve essere di colore troppo scuro… In tutte le varianti è previsto l’uso di insalata (es.: scarola, indivia, lattuga, tarassaco e cicoria). In alcune ricette è previsto l’uso di pane, formaggio, aglio. Le uova utilizzate devono essere biologiche e di galline allevate a terra”.

Il panino con la frittata di Ceva: una tipica ghiottoneria del territorio che – come giustamente ribadisce la Pro Loco di Ceva ‒ deve essere assolutamente salvaguardata.

Se avete in programma una gita al mare, uscite dal casello autostradale di Ceva e proponetevi di visitare questa ridente cittadina della Granda meridionale: Ceva è ricca di bellezze architettoniche ed ha una pregnante storia secolare che merita di essere conosciuta. Scoprire questa cittadina è davvero gratificante.  E non soltanto perché qui possiamo assaporare degli insuperabili panini alla frittata.

Sergio Donna

Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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