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Il lavoro certosino di Salvatore Pes nel processo di unificazione nazionale

Noto semplicemente come marchese di Villamarina e barone dell’Isola Piana, fu un un grande diplomatico del Regno di Sardegna in periodo Risorgimentale

TORINO. Salvatore Raimondo Gianluigi Pes nasce a Cagliari l’11 agosto 1808, nel periodo dell’occupazione napoleonica del Piemonte. Nel 1816, con il ritorno dei Savoia a Torino, la sua famiglia si trasferisce nella città subalpina, riacclamata capitale dello Stato sabaudo. Suo padre, Emanuele Pes, è un abile uomo politico, che all’apice della carriera diviene consigliere e ministro di re Carlo Alberto.

A Torino, Salvatore studia presso i Gesuiti. Nel 1828, si laurea in Giurisprudenza, e comincia subito ad esercitare la professione di avvocato. Dopo due anni, è arruolato nell’Esercito Sardo con i gradi di Sottotenente nella Brigata Casale e poi, nel 1838, viene promosso Tenente nel Reggimento Aosta Cavalleria. Qualche anno dopo, ottiene i gradi di Maggiore. Il padre, intanto, è divenuto Ministro della Guerra. Salvatore collabora con lui al Ministero fino al 1844, anno in cui viene nominato Segretario del Consiglio dei Ministri.

Il marchese di Villamarina, nonché barone dell’Isola Piana (piccola isola dell’arcipelago sardo del Sulcis), si è intanto già sposato in prime nozze con Melania Taparelli dei Conti d’Azeglio, figlia del senatore Roberto d’Azeglio. Da questo matrimonio ha due figli: Emanuele Pes, che intraprenderà  la carriera diplomatica e sposerà Paola Rignon; e Isabella, che sposerà il marchese Emanuele Thaon di Revel. In seconde nozze, Salvatore Pes si unirà poi a Caterina Boyl dei Marchesi di Putifigari (da questo matrimonio non sarebbero nati altri eredi).

Fra i delegati al Congresso di Parigi del 1856 c’erano il conte di Cavour (primo a sinistra) e il marchese di Villamarina, ultimo a destra

Ma la vera vocazione di Salvatore Raimondo Gianluigi Pes è la carriera diplomatica. E in effetti il marchese di Villamarina occupa una pagina di rilievo nel libro della storia del Piemonte e del nostro Paese, non tanto per la sua pur brillante carriera militare e per la sua proficua attività di funzionario di ministeri, quanto per essere stato un grande diplomatico.

Per il Regno di Sardegna, è ambasciatore a Firenze (Granducato di Toscana) dal 1848 al 1852; lo è poi a Parigi (Secondo Impero francese) dal 1853 al 1859; ed infine a Napoli (Regno delle Due Sicilie) dal 1860 al 1861. A Firenze contribuisce a convincere il granduca Leopoldo II di Toscana ad entrare al fianco del Piemonte nella Prima Guerra di Indipendenza. Ai tempi della rivolta mazziniana, non riesce tuttavia ad evitare che Leopoldo trovi rifugio nel Regno delle Due Sicilie. Nel 1856, partecipa con Cavour al Congresso di Parigi e, quale unico rappresentante del Regno di Sardegna, è convocato in rappresentanza dello Stato sabaudo a tutte le successive conferenze di approfondimento.

Nel 1860, quando ‒ come già ricordato ‒ il marchese di Villamarina svolge funzioni di ambasciatore a Napoli, si oppone all’idea di Cavour di far sorgere un moto filo-piemontese nella città partenopea. Nonostante il divieto imposto dal Primo Ministro piemontese, sarà lui a far in modo che alle truppe di Garibaldi (circa 24.000 uomini), schierate su un fronte di venti chilometri contro l’Esercito Borbonico (circa 50.000 uomini), si affianchi un reparto di Bersaglieri dell’Esercito Piemontese: quella storica Battaglia del Volturno (26 Settembre – 2 Ottobre 1860) si rivela determinante nel lungo e sanguinoso processo che conduce all’Unità d’Italia.

Il busto di Salvatore Pes ai Giardini Balbo di Torino (foto Carla Colombo)

Il marchese di Villamarina muore a Torino, il 14 maggio 1877. La città gli ha dedicato un busto a perenne memoria nei Giardini Balbo, delimitati dalle vie Cavour, Accademia Albertina, San Massimo e dei Mille, a pochi passi dai Giardini Cavour.

Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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