Amarcord di Mino Rosso

il mio rapporto conflittuale con la musica

questa è la pubblicazione di una serie di racconti che rimandano al tempo passato. sono 12 +1. dodici come le ore (nell’ordine: la sveglia / l’uomo del plasmon / tra linee rette e curve / condor n. 5 / magellano / rai radiotelevisione italiana / bwv565 / italia ‘61/ 48714 / la 500 da corsa / la racchetta di rod laver / il giro di sol) più uno dedicato all’orologio del minareto della moschea di testour (tn) dove questa idea di ritornare indietro nel tempo è nata. in ogni racconto è riportata una pagina di immagini che rimandano al testo e quella dell’oggetto/scultura con l’inserimento di un orologio dal movimento antiorario. 

ebbene sì, lo confesso: con la musica ho sempre avuto un rapporto conflittuale. buon orecchio per intonazione ma pessimo senso del tempo cioè il ritmo. vabbè bisogna pur convivere con i propri limiti. a casa mia si contava molto sulle mie capacità canore. abituati come si era al terzo programma rai. vedevano in me il cantante di lirica. niente di male. anche allora si credeva (o ci si illudeva) che i propri figli non fossero come gli altri. così, appena si poté, iniziai a frequentare una scuola di lirica.  un circolo arci. ci andavo alla sera dopo cena con vittorio, amico dalla voce baritonale. beh, poco di rilevante da segnalare al proposito: alloggio al primo piano di via po, tradizionale insegnate, vistosamente pitturata accompagnata dal barboncino, al pianoforte e poi i soliti vocalizzi seguiti dal tentativo di imbastire una qualche romanza più o meno famosa. se volessi darmi qualche aria potrei aggiungere che l’unica cosa apprezzabile che potevo esibire era il falsettone1.

vabbè tutto questo sino al debutto, credo avvenuto al circolo dei lettori di via bogino, del quale ricordo solo questa triste storia. i brani (dei quali non ricordo nemmeno i titoli) in programma erano per voci maschili: tenore (io), baritono(vittorio) e basso. di quest’ultimo non ricordo il nome. ma la sua storia. lo ricordo alto, magro con un’aria sempre pensierosa e triste. e un’unica passione: la lirica. conosceva a memoria molti spartiti di arie per basso. era consuetudine, almeno in concerti minori, che in assenza del cantante in cartellone venisse chiesto se un tra il pubblico fosse presente un cantante in grado di sostituirlo. non c’era concerto al quale lui non andasse con questa speranza. non successe mai che questa richiesta sia stata fatta con lui presente. dopo qualche mese dal nostro debutto sulla cronaca cittadina de la stampa in un trafiletto veniva riportata la notizia, con fotografia, che un uomo di mezza età si era tolto la vita gettandosi nel fiume po dal ponte della gran madre. nelle poche parole che raccontavano del gesto si diceva di uno che era appassionato di lirica.

con il tempo rinunciai alla carriera di tenore leggero (un timbro che non ho mai amato. come anche i vicini di casa). sono passati ormai così tanti anni che ormai posso confessare, e per iscritto, un mio innamoramento. avevo più o meno vent’anni quando entrai per la prima volta nel negozio di dischi di via xx settembre. cercavo bwv5652. andava di moda. credo. non so perché. impossibile non trovarlo in un negozio tanto fornito. virgil fox organista. 45 giri. incisione rca. anno 1959. ricordo anche benissimo che lì, in quel negozio, ebbe inizio il mio travaglio amoroso. per la musica s’intende. il locale era molto piccolo e molti dischi si trovavano nel sotterraneo. dietro al banco sedeva la competenza in persona sotto la figura di una signora che, credo, fosse la proprietaria. la ricordo con quella puntigliosa esattezza che si riserva a ciò che entra in noi per un qualche ignoto motivo. la signora aveva una voce dolcissima (soprano, cantava musica da camera).

la signora vestiva in beige. la signora aveva le fossette. la signora sapeva sempre rispondere ai miei molti giovani interrogativi (musicali) che io mi portavo dietro quando uscivo dalla scuola. erano oggetto di lunghe discussioni con interrogativi rimasti tutt’ora insoluti. il pretesto che mi portava ogni tanto a passare da lei in negozio era la richiesta dell’introvabile 45 giri (incisione rca) cu cu ru cu cu paloma cantato da harry belafonte3. era per ascoltare l’uso di una sorta di jodel4 nel finale, presente solo in questa incisione, che io avrei voluto imparare. non ci sono mai riuscito. unica certezza è che il tempo dei vinili è passato. scomparso. di questa perdita non ne ho mai sofferto.  non soffro di nostalgia per il passato se il presente porta con sé qualcosa di buono. a volte ci riesce. anche se spesso incurante della velocità del nostro passo per raggiungerlo. non resta che rassegnarci. a volte al mondo si va avanti con orologi diversi.

mino rosso

1 Il falsettone è un’antica tecnica vocale impiegata dalle voci maschili nel canto lirico, consistente nell’amplificazione dei suoni bianchi tipici del falsetto con la stessa tecnica utilizzata per le note emesse a voce piena.
2 BWV565 (Bach-Werke-Verzeichnis) – Johann Sebastian Bach  – Toccata e fuga in re minore.
3 Harry Belagìfonte -Harold George Bellanfanti Jr., meglio noto come Harry Belafonte (1927), è un musicista, attore e attivista dei diritti civili statunitense soprannominato “Re del calypso”. […] Per tutto l’arco della sua carriera, si è battuto a favore di cause legate ai diritti umani e umanitarie.
Lo jodel, o yodel, è un canto tipico dell’area Germanofona alpina.

Mino Rosso

Delfino Maria Rosso (detto Mino Rosso) è nato a Torino il 18 febbraio 1938 dove vive e lavora. Come giornalista, pubblicista, dal 1973 si occupa di temi sociali e culturali, con una particolare attenzione verso le espressioni artistiche. Ha condotto, e conduce, ricerche su questioni di cultura contemporanea per Arte e Società, il foglio, Pianeta, Il Corriere di Tunisi. Alcuni suoi testi sono stati tradotti in arabo. Ha collaborato, a partire dal 1964, con poesia lineare e visiva, a diverse riviste italiane ed estere tra le quali, ad esempio, Antologia Geiger, L’humidité, Offerta Speciale, Tam-Tam. Espone, dagli anni ’70, in mostre personali e collettive, lavori di arte visuale e arte concettuale. Alcuni lavori sono esposti in modo permanente presso la Galleria del Premio Suzzara Museo d’arte Lombardia. A partire dalla metà degli anni Ottanta si dedica alla interculturalità e viaggia alla ricerca del minimo comune denominatore del momento ludico della vita, identificato nel “gioco”, tra le diverse culture nel mondo raccogliendo, soprattutto, giocattoli di strada, donati poi a diversi musei. In campo musicale ha composto alcuni brani di musica elettronica e concreta per concerti e colonne sonore di lavori teatrali. In www.issuu.com/delfinomariarosso attualmente sono pubblicati una cinquantina di libri, alcuni dei quali stampati, ai quali si può accedere gratuitamente.

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