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Il Parco della Pellerina di Torino: uno dei polmoni verdi più vasti d’Italia

Un’oasi di bellezze naturali nel territorio urbano, dove è possibile praticare sport, assistere a spettacoli circensi e ammirare opere d’arte contemporanea en plein air. Le collinette e le montagnole del parco furono costruite con il materiale di risulta della demolizione dei palazzi della vecchia Via Roma e con le macerie delle case bombardate durante la Seconda Guerra Mondiale

Esteso come più di 80 campi di calcio messi insieme, con i suoi 83,7 ettari, il Parco della Pellerina è sicuramente il più grande polmone verde della città, ma rappresenta sicuramente anche uno dei giardini più vasti d’Italia, almeno tra quelli compresi all’interno di un’area urbana. Prende il nome da un’omonima antica cascina che vi aveva sede, la Cascina della Pellerina (Cassin-a dla Pelarin-a, in piemontese), che fu di proprietà dei marchesi Tana, che erano proprietari anche della Cascina Marchesa, tuttora esistente nel parco e divenuta un centro di aggregazione culturale e sportiva.

Il parco è attraversato diagonalmente dalla Dora Riparia (delle due Dore – per intenderci –quella che scende già dalla Val di Susa) e offre ai visitatori l’opportunità di praticare lunghe sgambate a piedi o in bicicletta, tra scorci romantici e suggestivi, collinette e lievi declivi, nonché di esercitare numerosi altri sport all’aperto (tennis, equitazione, ecc.). All’interno del parco, sono stati creati anche alcuni pittoreschi laghetti artificiali, popolati da fauna stanziale o selvatica (con germani, folaghe, tartarughe, ecc.).

Anche dal punto di vista artistico, il Parco della Pellerina offre spunti molto interessanti, in quando accoglie, sparse qua e là, notevoli sculture artistiche contemporanee (land art), realizzate da artisti di fama internazionale, come Riccardo Cordero e Mario Molinari (di quest’ultimo, citiamo il monumentale Totem della Pace, posizionato all’angolo tra Corso Lecce e Corso Francia, a Nord-Est del parco).

La cascina Marchesa all’interno del Parco

Il fiume suddivide il parco in due parti: la sezione che si affaccia sulla sponda destra è dedicata a Mario Carrara (1866-1937), medico e antropologo dell’Università di Torino e prosecutore degli studi di Cesare Lombroso, e che decise di rinunciare alla prestigiosa cattedra di docente universitario pur di non schierarsi con il regime fascista. La sezione che si affaccia sulla sponda sinistra della Dora è invece dedicata, fin dal 2009, alle sette vittime del tragico incendio delle acciaierie Thyssenkrupp (Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò e Giuseppe Demasi).

Il corso della Dora Riparia attraverso il parco era in origine molto più tortuoso. Nei primi anni del Novecento, furono realizzati imponenti lavori di deviazione e di contenimento del fiume, per il quale venne tracciato un letto artificiale più lineare, con la creazione di appositi argini, soprattutto allo scopo di recuperare nuovi terreni sulla bisettrice di Corso Regina Margherita, di cui il Piano Regolatore aveva previsto il prolungamento verso Ovest. Nella parte meridionale del parco, lungo il Corso Appio Claudio, dove il fiume compieva un vasto giro, era da tempo presente una grande paratoia in pietra, per alimentare la “Bealera della Pellerina”. Questo canale artificiale era già sicuramente esistente nel 1563, allorquando Torino divenne capitale del Ducato di Savoia. Il canale portava acqua ad alcuni mulini e officine del territorio, i cui magli, o martinetti, erano azionati dall’energia idraulica. Nella seconda metà dell’Ottocento, lungo il corso del Canale della Pellerina, che proseguiva verso il quartiere di San Donato, sorsero anche numerose floride industrie alimentari e birrifici (come Caffarel e Metzger) di fama nazionale e internazionale.

Uno scorcio autunnale (foto di Alberto Taormina)

Un primo progetto per la realizzazione di un parco attorno alla Cascina Pellerina risale al 1906; ma i lavori iniziarono solo nel 1934, limitatamente alle aree posizionate sulla sponda destra del fiume Dora Riparia: furono create in quell’epoca molte delle attuali collinette, utilizzando in parte le macerie derivanti dalle demolizioni degli edifici della vecchia Via Roma, come del resto accadde per l’erezione della cosiddetta “montagnola” del quasi coevo Parco Ruffini, allora ancora intitolato a Gerolamo Napoleone Bonaparte (Parch Napoleon, in piemontese), ma che in seguito divenne più noto come Valentino Nuovo (Valentin neuv).

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, furono realizzati ulteriori interventi di miglioria e ampliamento, con la creazione di radure, declivi ed altre collinette artificiali, mediante l’accumulo delle macerie provenienti dallo sgombero degli edifici colpiti dai bombardamenti aerei.

Il Totem della Pace di Mario Molinari

Tra il 1970 e il 1975, con la prima giunta Novelli (era Assessore al verde l’avv. Marziano Marzano) il parco venne ampliato fino al Corso Lecce, con la creazione di un esteso piazzale, destinato ad accogliere circhi equestri e luna park. Successivamente, si procedette ai lavori di ampliamento del parco sulla sponda sinistra della Dora, fino al Corso Regina Margherita, utilizzando aree precedentemente utilizzate come deposito di materiali ferrosi per le attigue fonderie. Raggiunto l’attuale lay out negli anni Ottanta, il Parco della Pellerina oggi può essere considerato il più grande parco urbano d’Italia, almeno tra quelli esistenti all’interno dei confini di un centro abitato.

Ma c’è ancora un’altra particolarità, che sicuramente interesserà gli amici cinofili: nel Parco della Pellerina è presente anche un’ariosa area cani, che detiene il primato di essere la più estesa della città. Un’occasione in più per recarsi in questo magnifico parco torinese e godere delle sue bellezze naturali in pieno contesto urbano.

(Foto dell’Archivio Fotografico Settore Gestione Verde Città di Torino)

Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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