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La storia del castello di Rivoli, tra i più iconici della nostra regione

RIVOLI. Nel corso della sua storia secolare ha ospitato una delle più importanti reliquie del cristianesimo, la Sacra Sindone, alcuni tra gli eventi più importanti che hanno coinvolto grandi personaggi d’Italia, come il matrimonio tra Galeazzo Visconti e Bianca di Savoia, ed ha visto passare innumerevoli guerre e personaggi dimenticati: il castello di Rivoli, Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco dal 1977, è sicuramente uno dei simboli più storicamente importanti della bella città da cui prende il nome. Situato in piazza Mafalda di Savoia, il castello spicca tra le molte residenze sabaude che popolano il capoluogo piemontese, e svetta sulla collina della città. Difficile non vederlo, viaggiando per il corso Francia o camminando tra le colline torinesi dove, nelle giornate più belle, si affaccia a salutare il paesaggio.

Ma qual è la storia di questo nostro monumento così iconico, oggi sede di un museo d’arte contemporanea tra i più ricchi della regione? Andiamo a scoprirla insieme, con la premessa però di trattarne soltanto i punti più salienti: la Storia di un monumento così importante, com’è ovvio, difficilmente può essere racchiusa in poche righe.

La veduta su Rivoli in un’immagine del Theatrum Sabaudiae

La collina di Rivoli, già prima del periodo romano, è stata sede di più di un insediamento umano: la posizione nelle vicinanze della Strada delle Gallie e la presenza di giacimenti iridi l’hanno infatti resa un punto strategico, facilmente difendibile e ricco di risorse naturali. Di un edificio fortificato, il nostro “Castrum Riuollum”, se ne parla però soltanto nel 1159, in un documento di Federico I Barbarossa, ed una sua prima illustrazione ci giunge dal 1609, dove un torrione centrale attorniato da edifici di varie dimensioni torreggia sulla collina e le sue pendici, circondato da un giardino che ne addolcisce gli evidenti usi militari.

Divenuto parte dei domini sabaudi nel lontano 1247, il maniero verrà venduto alla città di Rivoli soltanto nel 1883. Lungo questi anni, il castello di Rivoli è protagonista di alcuni tra i più importanti eventi della vita di corte piemontese: qui, Quando Emanuele Filiberto scelse Torino come nuova capitale del Ducato, si stabilirono il principe e la sua corte e tra le sue mura, il 12 Gennaio 1559, nacque Carlo Emanuele, sotto le cure e i buoni auspici di Nostradamus, convocato per seguire la gravidanza della duchessa Margherita di Valois. Fu proprio in questo periodo che, sotto l’attenta cura degli architetti Francesco Paciotto e Domenico Ponsello, e successivamente Amedeo e Carlo di Castellamonte, per incarico diretto dello stesso Carlo Emanuele I, l’edificio venne restaurato, passando da antico maniero medievale a tipica residenza di loisir, così come lo possiamo ammirare in alcune tavole del theatrum sabaudiae (L’opera, il cui nome completo è Theatrum Statuum Regiae Celsitudinis Sabaudiae Ducis, Pedemontii Principis, Cypri Regis, impresa editoriale senza precedenti, è una raccolta di 145 tavole relative alle città ed alle terre del ducato).

Il castello di Rivoli in un dipinto del 1724 di Giovanni Paolo Pannini

Nasce proprio in questo intervento la così chiamata Manica Lunga, edificio lungo e stretto che, collegato con il corpo centrale del castello, era destinato a ospitare e conservare la pinacoteca ducale. Il cantiere sarà completato soltanto nel 1670, quando il castello sarà sede del compleanno della madama Reale, Cristina di Francia.

Di quell’esempio di architettura, oggi, rimane unicamente la sala di Amedeo VIII: tutto il resto, sfortunatamente, non sopravvisse al passaggio delle truppe francesi, che guidate dal Maresciallo di Catinat, tra il 1690 ed il 1693, misero a ferro e fuoco l’edificio.

Finita la guerra, la città ed il castello videro la loro progressiva ricostruzione: siamo attorno al 1710 e l’architetto Michelangelo Garrove, incaricato dal Re Sole, traccia le prime linee che daranno vita allo Stradone del Re, oggi conosciuto meglio come “corso Francia”, che porterà direttamente alla nuova Reggia. L’edificio viene ingrandito, modificato e riparato: le torri danneggiate vengono abbattute, mentre quelle in testata vengono rivoluzionate dal sistema di scale a doppie rampe che, ancora oggi presenti, portano dal primo all’ultimo piano del palazzo.

Con Filippo Juvarra, giunto a Torino nel 1715, prenderà forma il grandioso progetto di reggia che avrebbe dovuto consacrare definitivamente il castello di Rivoli come nuovo simbolo del potere assoluto di Vittorio Amedeo II, nel frattempo divenuto re di Sicilia. Un edificio sontuoso, scenografico, senza la Manica Lunga, destinata ad essere demolita, e con il corpo centrale circondato da due ali simmetriche corredate di statue e marmi in puro stile juvarriano. Il progetto, lo possiamo vedere oggi dall’atrio a cielo aperto ancora in cantiere (le colonne sono ancora “in attesa” nella cava della Val di Susa!), non sarà mai completato integralmente; i costi troppo alti ed i tristi episodi legati alla prigionia di Vittorio Amedeo II porteranno ad una temporanea interruzione del progetto nel 1734.

Sarà ripreso soltanto nel 1793, ma i tempi sono ormai cambiati: A questo periodo, ed alle mani dell’architetto Carlo Rondoni, appartiene l’appartamento al secondo piano, dal gusto totalmente rinnovato ed alla moda che guarda all’Inghilterra ed alle nuove idee portate in Piemonte dalla nuova aristocrazia illuminata.

Durante il periodo napoleonico, poi, il castello verrà chiuso, così come la maggior parte delle residenze sabaude; il complesso verrà poi donato al Maresciallo Ney, novello principe della Moscowa. Con la restaurazione verranno poi ripresi i lavori sull’edificio, ma ormai il prestigio del Castello di Rivoli è definitivamente caduto: Il 24 maggio 1883, dopo ben 5 secoli, il Castello di Rivoli viene venduto dagli eredi dei Vittorio Emanuele e Maria Teresa d’Austria-Este alla città di Rivoli per la somma di 100.000 lire; per coprire le ingenti spese, il castello venne frazionato ed affittato al comune per alloggiarvi un battaglione dell’esercito. I soldati, che tra la Prima Brigata Alpina del Genio, una Brigata Bersaglieri, il 25° Reggimento di Artiglieria da Montagna, occuperanno la struttura fino al 1909, apporteranno numerose modifiche all’ambiente, alcune di queste “totalmente incuranti dell’edificio”.

La Seconda guerra mondiale lascia ferite profonde su Rivoli ed il Castello è una delle sue vittime: occupato dai tedeschi, nella notte il 16 e il 17 agosto 1943 gli spezzoni incendiari lanciati dagli aerei americani colpiranno duramente i tetti del Castello, mentre nel 1944, durante un assalto delle truppe partigiane ai soldati tedeschi asserragliati all’interno dell’edificio, il complesso verrà brutalmente saccheggiato.

Dopo gli interventi d’urgenza del Genio Civile nel 1948, i primi veri lavori di restaurazione e ricostruzione del castello dovranno aspettare i primi anni ’60, con i rilievi e progetti dell’architetto Andrea Bruno; sarà soltanto a partire dal 1979 che aprirà il vero e proprio cantiere adibito al progetto, dopo che la Regione Piemonte, verificatisi i primi crolli, ottenne il comodato per adibire il Castello a funzioni pubbliche e culturali. È in questo periodo che il Marchese Panza di Biumo trova nel castello il luogo perfetto per allestire una parte della sua grande collezione d’Arte contemporanea. I lavori, terminati con l’inaugurazione del museo d’arte contemporanea il 18 Dicembre 1984, ebbero come obiettivo la qualificazione e la promozione del percorso storico del castello, mantenendo le testimonianze della vita dell’edificio; partendo dall’interruzione del cantiere juvarriano, passando per il lavoro di Carlo Randoni, fino ad arrivare agli interventi “dell’epoca militare”, il lavoro di Bruno ha coniugato le innovazioni moderne con le scelte antiche, andando a realizzare un connubio rispettoso tanto della storia quanto delle nuove esigenze di promozione artistica e culturale.


La Manica Lunga, oggi

Visitare il castello e le sue innumerevoli opere d’arte è un’esperienza assolutamente da non perdere, un’occasione per percorrere le strade storiche di Rivoli e, perché no, di allietarsi con un piatto al famoso e vicino ristorante gastronomico Combal.Zero, premiato dalla Guida Michelin con ben due stelle. Insomma, un castello che, tra storia, molta arte ed alta cucina saprà conquistare il vostro cuore e vi farà vivere la storia di Rivoli e Torino come pochi altri luoghi.

Mirco Spadaro

Mirco Spadaro

Classe '98, rivolese di nascita, frequenta il corso di Lettere Antiche a Torino, sotto il simbolo della città. Tra viaggi e libri, è innamorato della tecnologia e della scrittura e cerca, tra articoli e post su siti e giornali online, di congiungere queste due passioni, ora nella sua "carriera" come scrittore, ora con il "popolo di internet".

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