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Nati il 17 settembre: il fotografo torinese Attilio Boccazzi Varotto

Ha pubblicato una novantina di libri di fotografia in buona parte dedicati all’Italia e con uno sguardo attento alla montagna e, in particolare, alle vallate alpine. Di certo Attilio Boccazzi Varotto è stato uno dei fotografi italiani più rappresentativi della generazione del dopoguerra. Nato a Torino il 17 settembre 1936 in una famiglia operaia torinese, comincia a lavorare giovanissimo come fotolitista.  A 24 anni spinto dalla passione per la montagna e l’alpinismo, ereditata dal nonno che era stato portatore di Ottorino Mezzalama morendo a sua volta in montagna, decide di dedicarsi alla fotografia. L’attività saltuaria di guida alpina e la produzione d’immagini naturalistiche gli consentono di trascorrere parecchi mesi l’anno sui monti del Piemonte, della Valle d’Aosta e della Francia. Sul finire degli Anni sessanta si dedica alla comunicazione politica, realizzando numerosi manifesti contro il colpo di Stato cileno e approda alla fotografia pubblicitaria.

Nel 1975 esce il suo primo libro I racconti della stalla, una raccolta di leggende valdostane. Da quel momento in poi, è per circa 15 anni responsabile delle pagine culturali della Rivista della Montagna, raccogliendo attorno a sé un gruppo di giovani appassionati come Enrico Camanni e Roberto Mantovani. Alla soglia degli Anni Ottanta fonda e dirige la collana di fotografia Grandangolo che si caratterizza, con i suoi 26 volumi, per gli interessi folklorici ed etnografici. In quel periodo trascorre molti mesi tra Nepal e Tibet iniziando una lunga produzione letteraria e fotografica dedicata ai miti, alle tradizioni, al folklore della cultura contadina, dal sud Italia all’Himalaya. In quegli stessi anni si cimenta anche con la traduzione di libri concernenti la montagna e l’alpinismo, facendo conoscere in Italia autori come Patrick Edlinger e Samivel.

Boccazzi Varotto è uno dei primi nel nostro Paese ad avvicinarsi alla fotografia panoramica, partecipando egli stesso al perfezionamento di una speciale macchina fotografica, attualmente la più diffusa panoramica in commercio. Con questa reflex realizza immagini per una quindicina di 15 volumi aventi come soggetto le maggiori città italiane ed estere, così come le montagne e le regioni alpine. Una produzione che contribuisce a dare al fotografo torinese  grande popolarità anche in Francia, Regno Unito, Svizzera e Austria. Quasi tutti i suoi volumi destinati al mercato italiano vengono invece pubblicati da Priuli & Verlucca, piccola ma attenta casa editrice di Ivrea alle tradizioni e alla cultura del territorio.Nel momento di maggiore realizzazione professionale e personale gli viene diagnosticato un male incurabile e muore a soli 58 anni nel luglio 1995.

La Regione autonoma Valle d’Aosta, come omaggio postumo, gli dedica nel febbraio 1996 una mostra personale con le più belle immagini da lui realizzate sui lavori tradizionali dell’arco alpino. Nell’aprile 1997, un’altra mostra dal titolo La provincia di Torino nell’obbiettivo di Attilio Boccazzi Varotto gli è stata dedicata dalla provincia di Torino.

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