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Nati il 18 settembre: il politico e sindacalista torinese Vittorio Foa

E’ stato uno dei padri della Costituente e ancor prima tra i più decisi oppositori al regima fascista. Dopo la Liberazione ha fatto parte del Partito socialista ed è stato in prima linea nelle grandi battaglie sindacali figlie del boom economico. Vittorio Foa nasce a Torino il 18 settembre 1910;  è il terzogenito di Ernesto Ettore e di Lelia Della Torre. Il padre, avvocato non praticante e commerciante in carbone, è figlio di Giuseppe, rabbino di Torino fino al 1903. All’atmosfera familiare contribuiscono l’ammirazione per il prozio, Natale Della Torre, esule rivoluzionario a Parigi, e l’impegno dell’avvocato Vittorio Luzzatti, un parente del padre, nella difesa di Ferruccio Parri accusato dell’espatrio di Turati. Foa sente il peso di questa eredità e vede nella politica la strada giusta per raggiungere gli obiettivi verso un socialismo reale. I fratelli maggiori, Anna e Giuseppe emigrano per le leggi razziali  negli Stati Uniti e prendono la cittadinanza americana.

Senza l’impegno politico, e quindi l’arresto, anche Vittorio sarebbe probabilmente divenuto un cittadino statunitense. Dopo la laurea in giurisprudenza, conseguita all’Università di Torino nel 1931, matura un particolare interesse per gli studi economici. Amico di Leone Ginzburg, nel 1933 si avvicina al gruppo antifascista di “Giustizia e Libertà” e collabora, con lo pseudonimo di Emiliano, agli omonimi quaderni che Carlo Rosselli pubblica a Parigi. Nel maggio del 1935, denunciato dall’agente dell’OVRA Dino Segre (noto, col nome di scrittore, come Pitigrilli), Foa viene arrestato con altri sei antifascisti e deferito al Tribunale speciale per la difesa dello Stato. I giudici con Foa sono particolarmente duri e lo condannano a 15 anni di carcere, considerando grave il fatto che egli  in alcuni articoli economici, abbia affermato che sotto lo schema corporativo del regime fascista, in realtà si celasse la subordinazione dello Stato ai grandi gruppi di potere finanziari e industriali.  Dal febbraio 1936 il giovane antifascista passa otto anni nelle celle dei penitenziari di Roma, Civitavecchia e Castelfranco Emilia. Viene scarcerato dopo la caduta di Mussolini, ma occorrono gli scioperi di Milano e Torino e le pressioni dei commissari delle Confederazioni sindacali, Buozzi e Roveda, su Badoglio, prima che il governo del generale lasci tornare in libertà Foa e gli altri antifascisti.

Vittorio Foa con Natalia Ginzburg e Norberto Bobbio

Così Foa passadal carcere alla Resistenza. Rappresentante del Partito d’Azione nel CLN del Piemonte, rappresenta poi il suo partito nel Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, occupandosi tra l’altro, della stampa clandestina e scrivendo di riforme economiche e sociali e di democrazia operaia.  Nel 1945 si sposa in prime nozze con Lisa Giua, da cui avrà tre figli, tra i quali Renzo, futuro direttore de l’Unità che, successivamente, diverrà editorialista de Il Giornale. Dopo la Liberazione, è membro della Direzione del PdA e deputato alla Costituente, dando un determinante contributo alla stesura degli art. 39 e 40 della Costituzione, sulla libertà di organizzazione sindacale e sul diritto di sciopero.

Nel 1948 entra nella CGIL con incarichi di direzione all’Ufficio economico. Deputato socialista per tre legislature, nel 1955  diventa segretario nazionale della FIOM. Due anni dopo entra nella Segreteria della CGIL. Nel 1964, per effetto di una scissione a sinistra del PSI, nasce il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP), di cui Foa è dirigente nazionale. Nel 1970 che decide di lasciare gli incarichi sindacali, per dedicarsi agli studi: insegna Storia contemporanea nelle Università di Modena e di Torino, ma non si estranea dalla vita politica. Dal 1987 al 1992 è senatore, eletto nelle liste del PCI e poi del PDS come indipendente. Sostiene la trasformazione del PCI in Partito Democratico della Sinistra (PDS). Favorevole alla partecipazione italiana nella Guerra del Golfo, nel 1992 abbandona la politica attiva per dedicarsi alla scrittura di alcuni libri, in gran parte autobiografici: nel 2003 esce Un dialogo, edito dalla Feltrinelli e scritto a quattro mani con Carlo Ginzburg. Tra i suoi tanti scritti vale ricordare: La cultura della CGIL-Scritti e interventi 1950-1970 del 1984, Il Cavallo e la Torre. Riflessioni su una vita del 1991, Questo Novecento del 1996, Lettere della giovinezza. Dal carcere 1935-1943 del 1998.

Negli ultimi anni Foa si stabilisce a Formia, in provincia di Latina, con Sesa Tatò, che ha sposato dopo che per molti anni è stata sua compagna. L’11 agosto del 1998, il Consiglio comunale di Formia gli conferisce, all’unanimità, la cittadinanza onoraria “per meriti civili e culturali”. Nel Lazio muore il 19 ottobre 2008 all’età di 98 anni.

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