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Nati il 28 settembre: il generale Pietro Badoglio da Grazzano Monferrato

La figura di Pietro Badoglio, Generale dell’esercito  italiano, nato a Grazzano  nel Monferrato , il 28 settembre del 1871, è stata una figura controversa, ma allo stesso tempo celebrata all’interno della storia d’Italia dalla prima alla seconda guerra mondiale.  Nel 1939 in suo onore il podestà fascista del luogo trasformò Grazzano Monferrato in Grazzano Badoglio.

Figlio di Mario e di Antonietta Pittarelli, di origini  borghesi,  frequentò l’accademia Reale a Torino,  conseguendo il grado di Tenente nel 1892 e  cominciando la sua carriera effettiva nel 1896 in Eritrea. Tornato in Italia fu promosso capitano nel 1903. Nel 1911 e 1912 partecipò alla guerra italo-turca guadagnandosi la decorazione al valor militare, e fu promosso maggiore per merito di guerra nell’avere pianificato  l’occupazione dell’oasi di Zanzur. Il 25 febbraio del 1915 fu nominato tenente colonnello all’inizio della prima guerra mondiale e fu  assegnato allo Stato maggiore  della seconda armata, dandogli il comando della quarta divisione. Nell’aprile del 1916  ebbe la  promozione a colonnello  e divenuto capo di Stato maggiore del sesto  corpo d’armata, con un assalto di sorpresa a suo personale comando, conquistò il monte Sabotino con poche perdite. Promosso  Maggior generale nel 1916 per meriti di guerra, prese il comando della brigata Cuneo e nel 1917 fu incaricato nel comando del  secondo corpo d’armata  nella decima battaglia sull’Isonzo riuscendo a conquistare due posizioni ritenute imprendibili: il Vodice e il monte Kuk.

Fu allora proposto  dal comandante della seconda Armata , Luigi Capello,  a Tenente generale per merito di guerra destinandolo al comando del XXVII corpo d’armata. Badoglio fu ritenuto  in parte colpevole della  debole , intempestiva e inefficace risposta delle artiglierie italiane della XXVII armata che portarono allo sfondamento  ed alla disfatta di caporetto. Pur essendo  a pochi chilometri dal fronte,  seppe dell’attacco  delle fanterie nemiche solo verso mezzogiorno e riuscì a comunicarlo al comando della seconda armata solo  qualche ora dopo. Si trovò completamente isolato il 24 ottobre e dovette spostare continuamente la sua postazione di comando perché era preso di mira da violenti e precisi  tiri dell’artiglieria nemica, anche per intercettare i suoi messaggi in chiaro trasmessi via radio  per indicare ai reparti le nuove posizioni di comando. Le condizioni meteorologiche erano  pure pessime impedendo l’utilizzo anche dei segnali ottici ed acustici.  Tale situazione logistica  impedì al generale piemontese di svolgere un’azione di comando incisiva , vanificandogli anche la possibilità  di disporre  con le artiglierie una controffensiva efficiente. Nella commissione d’inchiesta di prima istanza del 1918 e 19, tutti i primari comandanti furono giudicati colpevoli, con l’eccezione di Badoglio. Sembra che le tredici pagine riguardanti l’operato di Badoglio  nei faldoni della commissione d’inchiesta istituita il 12 gennaio 1918,siano state sottratte  dalla relazione, al momento della sua presentazione in Parlamento.

Pietro Badoglio con il re Vittorio Emanuele III

Il giudizio degli storici sull’operato di Badoglio come vice capo di stato maggiore è generalmente positivo. Nel 1919 gli venne conferita  la medaglia d’argento al valor militare per le operazioni di ripiegamento sul fiume Tagliamento durante la ritirata successiva alla battaglia di caporetto. Fu nella commissione che il 4 novembre  a Padova firmò l’armistizio con gli austriaci. Il 6 novembre del 1918 fu  nominato cavaliere  di gran croce dell’ordine militare di Savoia. Il 2 dicembre del 1919 divenne capo di Stato maggiore dell’esercito succedendo ad Armando Diaz. Negli anni 20 e 30 si avvicendò in vari incarichi . Con l’avvento del Fascismo, alla vigilia della marcia su Roma gli fu richiesto un parere dal Re ed egli minimizzò il fenomeno , dicendo che sarebbe stata un’azione  di forza facilmente contrastabile, ma il suo consiglio non ebbe seguito. Dal 1925 al 4 dicembre del 1940 mantenne  la carica di capo di stato maggiore generale e nel  giugno del 26 fu promosso maresciallo d’Italia. Il 30 novembre del 1935 fu inviato a Massaua quale comandante del corpo di spedizione in Etiopia.  Il 5 maggio del 1936  alle ore 16, entrava vittorioso in Addis Abeba  e quattro giorni dopo  dal balcone di piazza Venezia, Benito Mussolini  proclamava ufficialmente la costituzione dell’Impero con Badoglio come  viceré. Fu nominato dal re Duca di Addis Abeba dopo che Badoglio chiese di lasciare la carica di viceré per tornare a svolgere le mansioni di Capo di Stato maggiore dell’esercito.

Il 1° novembre del 1937 venne nominato presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, succedendo al defunto Guglielmo Marconi. Il periodo in cui  Badoglio ha lasciato un maggior segno nella storia è quello della seconda guerra mondiale, ed è rimasto negli annali e nella memoria per colui che firmò l’armistizio dell’8 settembre con gli americani.  Dopo  oltre 15 anni di comando delle forze armate diede le dimissioni accettate da Mussolini il 4 dicembre del 1940, per dissapori nel  metodo di comando specialmente nel periodo dei fallimenti militari in Grecia. Dal 41 al 42 poi Badoglio fu colpito dai gravi lutti famigliari della perdita del figlio Paolo, pilota di complemento , caduto in Libia, e della moglie Sofia. Il 25 Luglio del 1943 Vittorio Emanuele III conferisce a Badoglio la carica di capo del governo . Il primo atto del nuovo governo fu quello di incorporare nell’esercito  la milizia fascista  che cessava così di essere una forza militare e politica del partito. La prima riunione del governo si tenne il 28 luglio deliberando lo scioglimento del partito fascista, la soppressione del Gran consiglio e dei tribunali politici, l’interdizione a costituire qualsiasi nuovo partito politico per tutta la durata della guerra. Lo stesso giorno Badoglio inviò una lettera a Hitler ribadendo che per l’Italia la guerra continuava nello stesso spirito precedente in alleanza con la Germania. Dal 4 al 17 agosto gli anglo americani iniziarono un massiccio attacco di bombardamenti aerei su tutte le maggiori Città italiane, ed il 17 agosto completarono la conquista della Sicilia. In tale situazione il 12 agosto iniziarono i primi effettivi contatti per trattare la pace, affidati al generale Giuseppe Castellano.

Il 27 agosto Castellano illustrò a Badoglio le clausole imposte dagli anglo americani che consistevano essenzialmente in una resa senza condizioni da attuarsi mediante la sottoscrizione di un accordo. Dopo una serie di complicati atteggiamenti e reazioni del vertice italico, il generale Giuseppe Castellano  il 3 settembre del 43, firmò la conclusione della guerra tra Italia e le potenze alleate. Alle ore 19 e 45 dell’8 settembre del 1943 dai microfoni dell’E.I.A.R. il Maresciallo Pietro Badoglio inviò agli italiani il seguente comunicato. «Il governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi danni alla nazione, ha chiesto l’armistizio al generale Eisenhower(…) La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo americane deve cessare  da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza».

Il 9 settembre alle ore 5 e 10 Badoglio ed il sovrano, si accinsero a partire clandestinamente per raggiungere Brindisi, dove si stabilì la sede del governo sotto la tutela dell’amministrazione militare anglo americana. Il 29 settembre Badoglio firmò a Malta l’armistizio definitivo. Il 19 ottobre, il governo Badoglio dichiarò ufficialmente guerra alla Germania. Nel febbraio del 1944 il governo si stabilì a Salerno, rinnovandosi e ricevendo dagli alleati il controllo di tutta l’Italia meridionale liberata. L’8 giugno con il ritorno a Roma, Badoglio dovette rassegnare le dimissioni nelle mani del nuovo luogotenente del Regno. A Fine Giugno Badoglio si ritira a Cava dé Tirreni con la nuora e i nipoti che gli furono di conforto per l’assenza del figlio Mario deportato in Germania, e che sopravvisse alla deportazione ma che morì nel 1953 per le sofferenze avute in prigionia. Nel marzo del 1946 l’Alta Corte di Giustizia dichiarò il Maresciallo Badoglio decaduto dalla carica di senatore. Rientrato a Grazzano dopo la liberazione, il Maresciallo volle che la casa natia, una volta ristrutturata, diventasse un asilo infantile dedicato alla mamma, Antonietta Pittarelli, e destinato ad accogliere gratuitamente i piccoli del paese, riservando solo alcuni locali da destinarsi a museo per esporre i vari cimeli per narrare le vicende della sua vita militare.

Pietro Badoglio morì a Grazzano il 1 novembre del 1956 per un attacco d’asma. Le sue spoglie sono tumulate nella cappella di famiglia  del cimitero di Grazzano.

Danilo Tacchino

Nato a Genova, da sempre vive a Torino dove si è laureato in Lettere. Sociologo e giornalista pubblicista , ha sviluppato ricerche storiche nell’ambito della musica, dell’ufologia e dell’industria locale. Sin dagli Anni Ottanta ha realizzato diversi volumi su tradizioni e misteri locali della Liguria e del Piemonte. Appassionato anche di letteratura, è direttore artistico di alcune associazioni culturali torinesi.

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