Amarcord di Mino Rosso

quando con il traforo s’imparava l’arte del falegname…

sono ritornato indietro nel tempo. nel dopoguerra. ai primi miei ricordi su come giocavo e vivevo. ho scelto di illustrarli riportando gli oggetti di allora, nel modo più fedele possibile. come li ricordo impigliati nelle ragnatele della memoria, o perché, in parte, possiedo ancora. vale la pena ricordare che in quegli anni anche i pochi giocattoli che si ricevevano in dono erano finalizzati all’inserimento nel mondo del lavoro. ecco il primo giocattolo per diventare da grande un falegname: il traforo.

sì. vabbè. è stato il signor virgilio a regalarmi il primo traforo. a gassino. me lo ha regalato quando ha visto come riuscivo a manovrarlo. avevo 5 anni. pochi. ma allora ero bravo. e lui aveva capito che potevo lavorare per lui. beh. insomma. non erano grandi lavori. questo no. però erano lavori per davvero. mi dava il compensato con sopra disegnati i pezzi che io dovevo tagliare. uhm. a volte il lavoro era un po’ noioso. gesù. come quello che mi aveva dato da ritagliare tanti pezzettini di una antica nave. poi lui li incollava tutti i e dopo li dipingeva. anche. beh. lui era proprio bravo. faceva queste cose perché era un appassionato di   modellismo. io però allora non lo sapevo che si diceva così. anche se queste cose poi le vendeva. ma si era in tempo di guerra o giù di lì. vabbè. comunque allora io ho imparato a lavorare il legno. beh. certo solo un po’.

a bussolino invece mi ero costruito una panca. strana. perché serviva a tenere fermo il pezzo di legno da lavorare con un coltello che si tirava. lo so. non è facile capire com’era fatta ma io non ho colpa se voi a bussolino non c’eravate. beh. se proprio volete saperlo posso dirvi che la chiamavano la crava dël minusié. che poi vorrebbe dire la capra del falegname. uffa. più di così non so cosa dire. non so nemmeno perché l’avevo fatta perché non avevo neanche il coltello a tirare. boh. poi ho passato tanti anni. sì. gesù. tanti anni sino a quando sono ritornato a torino. però non tanti anni perché facevo ancora le elementari. beh però non ero andato molto avanti con l’attività. facevo qualche lavoretto. sì. sì. lavoretto come la scatola per la radio galena e anche quella per la televisione. beh. tutto questo continuò sino a quando non andai alle scuole superiori. già. lì al primo anno si faceva anche falegnameria. non importava la specializzazione che avevi scelto. dovevi fare la trafila (si chiamava così) uguale per tutti. non che la cosa non mi piacesse. anzi. è lì che il professor gallizio (detto polifemo)mi insegnò come si allinea (?) la lama in una pialla. non l’ho mai messo in pratica. però lo sapevo. e anche adesso lo so. già. ma mai messo in pratica. erano arrivati prima la masonite e poi il truciolato. li avrebbe seguiti la fòrmica. così io con il mio mestiere di falegname sono finito in soffitta per lasciare posto alla produzione in serie. 

note

gassino – (Torinese – Gasso [gasu] in piemontese) è un comune della città metropolitana di Torino. 
bussolino – (di Gassino) Dal 1928 frazione di Gassino Torinese.
crava dël minusié (pimontese – la capra del falegname) – antica panchetta utilizzata per sagomare pezzi di legno di ridotte dimensioni. Ci si sedeva a cavalcioni bloccando l’oggetto da lavorare tra una piccola asta infissa vicino al sedile e un’altra regolabile più lunga che scorre all’interno di una fessura orizzontale, tenendo il pezzo fermo con l’aiuto dei piedi. Era utilizzata dai seggiolai che operavano anche a domicilio spostandosi di paese in paese.
coltello a tirare – o coltello a petto, conosciuto anche con il nome inglese “draw knife”, è un utensile da lavoro per il taglio controllato del legno.  Costituito da una lama di metallo alla quale sono fissate due impugnature per il trascinamento.
fòrmica – Termine impropriamente utilizzato come sinonimo di laminato plastico.  In realtà è il nome della storica ditta produttrice, la Formica Corporation, fondata nel 1913 negli Stati Uniti.

Mino Rosso

Mino Rosso

Delfino Maria Rosso (detto Mino Rosso) è nato a Torino il 18 febbraio 1938 dove vive e lavora. Come giornalista, pubblicista, dal 1973 si occupa di temi sociali e culturali, con una particolare attenzione verso le espressioni artistiche. Ha condotto, e conduce, ricerche su questioni di cultura contemporanea per Arte e Società, il foglio, Pianeta, Il Corriere di Tunisi. Alcuni suoi testi sono stati tradotti in arabo. Ha collaborato, a partire dal 1964, con poesia lineare e visiva, a diverse riviste italiane ed estere tra le quali, ad esempio, Antologia Geiger, L’humidité, Offerta Speciale, Tam-Tam. Espone, dagli anni ’70, in mostre personali e collettive, lavori di arte visuale e arte concettuale. Alcuni lavori sono esposti in modo permanente presso la Galleria del Premio Suzzara Museo d’arte Lombardia. A partire dalla metà degli anni Ottanta si dedica alla interculturalità e viaggia alla ricerca del minimo comune denominatore del momento ludico della vita, identificato nel “gioco”, tra le diverse culture nel mondo raccogliendo, soprattutto, giocattoli di strada, donati poi a diversi musei. In campo musicale ha composto alcuni brani di musica elettronica e concreta per concerti e colonne sonore di lavori teatrali. In www.issuu.com/delfinomariarosso attualmente sono pubblicati una cinquantina di libri, alcuni dei quali stampati, ai quali si può accedere gratuitamente.

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