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Quando il Parco Europa era la meta prediletta delle coppiette…

Il parco collinare torinese offre un panorama incantevole sulla città. Nei primi Anni Sessanta, era collegato a Italia ’61 da una frequentatissima ovovia. La piazzetta che introduce ai giardini è stata recentemente dedicata al compositore torinese Leone Sinigaglia, che a Cavoretto ha trascorso gli ultimi anni della sua vita

A-i é na rampa drita, drita
an sle colin-e dël nòstr bel Turin,
se ti ’t vade con na bela cita
a l’é mej che ’l Valentin.
A-i é na rampa drita, drita
tra Turin e Moncalé,
se ti ’t vade con na bela cita
come a l’é bel savèj rampié!

Così cantava Roberto Balocco in una delle sue più celebri “Canson dla piòla”, come vengono chiamati i brani del suo vasto repertorio di ballate e canzoni popolari piemontesi. La rampa, ovvero la salita cui il cantautore torinese fa riferimento, è la “rampa ’d Cavorèt”, quella che porta al suggestivo piccolo borgo di Cavoretto, a pochi chilometri dal centro di Torino, e all’attiguo parco che, con terrazze degradanti, si affaccia sulla città, offrendo alle coppiette e ai visitatori, uno scenario straordinario. Certo, il Gigi della canzone, rubacuori incallito, al Parco di Cavoretto ci saliva in compagnia di qualche bella ragazza con il preciso intento di strapparle qualche bacio, e forse con qualche ambizione più ardita (për pianté ’l pichèt): ma a forza di provarci, finì per accompagnarci la ragazza sbagliata, e buscarsi una… fastidiosa malattia venerea.

L’ovovia che collegava Italia ’61 a Cavoretto

Noi, invece, al parco, saliamo con più poetiche intenzioni: e cioè per gustarci il panorama della città da una prospettiva insolita, e per ammirare le rarità botaniche che il Parco di Cavoretto conserva.

Ci si arriva partendo da Piazza Seguglia, percorrendo una serie di tornanti in salita. Superata la piazzetta al centro di Cavoretto, svoltiamo a destra; dopo qualche ulteriore fatica, eccoci finalmente arrivati alla piazzetta antistante il parcheggio del parco. Quest’area, dal 2018, è stata dedicata al musicista torinese Leone Sinigaglia. L’insigne compositore, nato a Torino il 14 agosto del 1868 da una famiglia ebraica, a 76 anni di età, e precisamente il 16 maggio del 1944, venne arrestato dalla polizia del regime fascista, in seguito alle persecuzioni razziali, per essere deportato in Germania, ma morì quello stesso giorno per un infarto, non reggendo allo choc della cattura.

Sinigaglia visse dapprima a Torino, poi si trasferì a Cavoretto. Allievo di Giovanni Bolzoni e di Eusebius Mandyczewski, e amico di Johannes Brahms, fu insegnante di Composizione al Conservatorio di Torino. È stato un ricercatore e un divulgatore della musica popolare piemontese. Riuscì a raccogliere e recuperare più di 500 antiche melodie, ascoltandole dalla viva voce di decine di contadini residenti nella collina torinese, ai quali faceva cantare brani, frammenti e refrain di antiche canzoni popolari, trasmesse oralmente di generazione in generazione, per poi trascriverle, in forma di spartito, sul pentagramma.

Sinigaglia ne ricavò 36 canzoni, proponendo per ciascuna di esse una versione per il canto e una per pianoforte: furono raccolte con il titolo Vecchie canzoni popolari del Piemonte. Le prime 12 furono pubblicate a Lipsia da Breitkopf & Härtel nel 1914, in due fascicoli; a questa prima raccolta fece seguito un terzo e quarto fascicolo nel 1921; e infine, un quinto e sesto fascicolo nel 1927. Sempre nei primi anni del Novecento, Sinigaglia compose alcune opere che confermano il suo affetto per la sua “piccola patria”, il Piemonte: come la Rapsodia piemontese (1900), le due Danze piemontesi op. 31 (1905) e la suite per orchestra “Piemonte” (1909), che il grande Arturo Toscanini eseguì spesso. Fu fecondo autore anche di musica da camera, e le sue composizioni furono eseguite nelle principali sale da concerto europee e americane.

Dopo aver ricordato questo grande musicista piemontese, entriamo finalmente nel parco. Il Parco Europa è uno dei più celebri parchi collinari di Torino. Si trova ad un’altitudine tra i 315 e 368 metri s.l.m., a circa 6 km dal centro.  Fu progettato verso la fine degli anni Cinquanta da Pietro Bertolotti, allora direttore del Servizio Giardini e Alberate del Comune, che aveva beneficiato del lascito di quei terreni dalla famiglia Morelli di Popolo. L’area su cui venne realizzato il parco presentava già una struttura a spianate, con terrazzamenti: qui, infatti, doveva essere costruito un edificio fortificato, a iniziativa del marchese Carlo Vincenzo Ferrero d’Ormea (1737), signore di Cavoretto e ministro di Vittorio Amedeo II di Savoia; tuttavia, il completamento dell’opera fu impedito da Carlo Emanuele III, in quanto l’edificio avrebbe potuto rappresentare un obiettivo militare sensibile.

La scalinata tra le aiuole del Parco Europa

I lavori per la realizzazione del parco iniziarono nel 1954, con la creazione del vasto poggio, su cui furono impiantati 64 pini italici (pinus pinea), che qui hanno trovato un clima favorevole, grazie all’esposizione ben soleggiata; congiuntamente, venne creato anche il sottostante roseto, che oggi è in gran parte dismesso.

Negli anni successivi, in seguito ad alcuni espropri di terreni confinanti, il parco fu esteso fino al Cimitero di Cavoretto e alla Strada delle Terrazze, raggiungendo le attuali dimensioni nel 1961, quando si celebrò il Centenario dell’Unità d’Italia. Fu in quella occasione che il Parco di Cavoretto, venne chiamato “Parco Europa”. Venne anche realizzata la famosa Ovovia, che collegava il parco con la sottostante zona di Italia ’61, nel quartiere Nizza-Millefonti. Erano sessantuno piccole cabine colorate (rosse, o blu, o gialle) che facevano staffetta tra i Padiglioni della “Mostra delle Regioni” e il Colle di Cavoretto, passando sul Po a 10 metri di altezza, con un percorso di 871 metri e con un dislivello di 120 metri. Il funzionamento era garantito da un motore elettrico che permetteva agli “ovetti” di viaggiare a 3 metri al secondo. L’Ovovia poteva trasportare circa 700 passeggeri all’ora in entrambe le direzioni: il biglietto costava 100 lire. L’impianto venne smantellato qualche anno dopo, a metà degli Anni Sessanta.

Con l’ultimo ampliamento, furono creati i gradoni in pietra per rafforzare la stabilità dei vari terrazzamenti, lungo i quali scende una scenografica scalinata, che attraversa viali di diverse dimensioni, che si intersecano tra numerose oasi di vegetazione mediterranea, come il caratteristico Uliveto. Il Parco Europa accoglie specie vegetali di grande interesse botanico: oltre ai citati pini, sono presenti platani e cipressi, ma anche magnolie, biancospini monumentali, siepi di lauroceraso, ed un insolito Giardino degli iris.

Ora, però, scesi nella parte più inferiore del parco, godiamoci, dall’alto, la vista sulla città, abbracciata dalla chiostra alpina che le fa corona. E nel silenzio che ci circonda, proviamo ad aprire le orecchie della fantasia: forse potremmo ascoltare le note conlcusive della canzone di Balocco:

Là su dla rampa ’d Cavorèt,
quand che Gigi a-i và con quàich fija
chiel as apògia al parapet,
a-j fà ’n basin daré ’d l’orija,
peui a la pòrta ant ël boschèt,
a-j contròla la biancherìa,
a l’é përchè a veul pianté ’l pichèt
su dla rampa ’d Cavoret.

Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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