Amarcord di Mino RossoΩ PRIMO PIANO

quel festival dei fiori nel centenario dell’unità d’italia…

t r italia 61

questa è la pubblicazione di una serie di racconti che rimandano al tempo passato. sono 12 +1. dodici come le ore (nell’ordine: la sveglia / l’uomo del plasmon / tra linee rette e curve / condor n. 5 / magellano / rai radiotelevisione italiana / bwv565 / italia ‘61/ 48-14 / la 500 da corsa / la racchetta di rod laver / il giro di sol) più uno dedicato all’orologio del minareto della moschea di testour (tn) dove questa idea di ritornare indietro nel tempo è nata. in ogni racconto è riportata una pagina di immagini che rimandano al testo e quella dell’oggetto/scultura con l’inserimento di un orologio dal movimento antiorario. 

italia ’61

potrà sembrare strano ma io non mi sono mai rinchiuso in un qualche recinto del sapere. non è una cosa di cui mi vanto o possa vantarmi. mi è sempre stato rimproverato di passare da un argomento all’altro. con scarsi risultati. di sicuro io non appartengo a coloro che stringono sempre di più il campo delle loro ricerca sino a sapere tutto su niente. io so niente di tutto1. vabbè. non ricordavo più i festeggiamenti per i 100 anni dell’unità d’italia2. parlo quindi dell’anno 1961. a torino c’era una grande mobilitazione. tutti dovevano concorrere a rendere la città capitale del regno d’italia all’altezza della situazione. le manifestazioni si moltiplicavano. ogni quartiere, o zona, organizzava un evento. oggi (2021) si direbbe così. non so né il perché né il come io sia finito nel campo della musica. sapevo strimpellare la chitarra e canticchiare. tutto qui. eppure mi sono ritrovato a partecipare al festival dei fiori3 con uno stucchevolmente sdolcinato slow a terzine: lamento per miosotis edizione ninfea. di torino. poi, credo, diventata poi, pentagramma. zona san paolo.  parole e musica del sottoscritto. un classico banale giro di 4 accordi che tutti i cantautori di allora (e anche dopo) utilizzavano. non ricordo altro. la sala era quella del cinema teatro lutrario4. sulla salita di via stradella. già. ma il locale merita una nota particolare. alla quale rimando. della canzone ho ritrovato lo spartito. del quale me ne vergogno ancora oggi. 1° premio.

avevo rimosso questa mia esperienza musicale sino a quando la casualità mi ha portato sotto la coppa del vincitore. una prova che il tempo ha reso così opaca che ho cercato di riportare all’antico splendore. inutilmente. con un salto all’indietro di 60 anni l’argento se n’è andato cedendo il posto al meno prezioso ottone. spesso è meglio non rimuovere la patina5 che il tempo con il suo instancabile lavoro ha creato. naturalmente da quell’esperienza passai, qualche anno dopo, alla musica più seria. quella d’avanguardia. beh. in questo mi giustifica il fatto che al politecnico facevo ricerche sul suono. tralascio qui di riportare questa nuova esperienza. fu meno effimera. ma poi, ancora dopo, a quella su computer. beh, non so dire perché sto raccontando questa storia. forse perché qualcuno si trovi a rivivere in essa qualche momento di allora. di certo non io. non ho tempo da perdere. è quasi l’una e devo ancora buttar giù la pasta.

1 George Bernard Shaw: Lo specialista è colui che sa sempre di più su sempre di meno, fino a sapere tutto di niente. 
2 L’Expo 1961 – ufficialmente Esposizione Internazionale del Lavoro – Torino 1961, conosciuta anche come Italia ’61 (da cui prese poi nome l’omonimo quartiere), si svolse a Torino e venne organizzata per celebrare il primo centenario dell’Unità d’Italia.
3 Festival dei fiori – evento legato a FLOR 61 (sigla di Fiori del mondo a Torino, esposizione floreale nell’ambito di Expo 1961). Ideata e realizzata da Giuseppe Ratti, l’esposizione si estendeva per una superficie di 45.000 m² all’interno del Palazzo delle Esposizioni. All’esterno 140.000 m² erano occupati dalla Mostra del Giardino. Il giardino roccioso al Parco del Valentino è rimasto come testimonianza e ricordo dell’esposizione.
4 Cinema Teatro Lutrario – Il dancing nasce nel 1926 in un ex dopolavoro ferroviario adiacente alla stazione Dora e prende il nome dal suo fondatore Attilio Lutrario, imprenditore e ballerino d’avanspettacolo foggiano, emigrato da bambino negli Stati Uniti. Insieme ai locali sorti in seguito sul lato opposto della strada, darà vita a un «distretto del divertimento» in via Stradella. Negli anni Venti diventa punto di riferimento per gli artisti del movimento futurista torinese. Nicolaj Diulgheroff (1901-1982) al Plateau Dansant Lutrario ambienta numerose serate a tema con scenografie ideate per l’occasione e nel 1932 allestisce un palco per l’orchestra che compone l’apprezzato “giardino futurista Dora”. La pista esterna, a scacchi bianchi e neri, suggerisce il nome “Blechenduait” italianizzazione di “Black and White”. Nel 1938 nasce un secondo locale di gusto futurista ideato da Diulgheroff dall’altra parte della strada, che nel 1942 lascia il posto al Cinema Teatro Lutrario, oggi discoteca. Nel 1939 Attilio Lutrario si batte contro la decisione del regime fascista di chiudere le sale da ballo. Nel luglio 1943 il dancing viene bombardato e distrutto e successivamente ripristinato. Nel 1960 di fronte è inaugurato l’odierno dancing Lutrario Le Roi di Carlo Mollino (1905-1973) e il Plateau Dansant viene trasformato in pista da ballo per la stagione estiva. Luogo di socializzazione e ritrovo dei gruppi giovanili di carattere informale come la Cricca del Moro, nel dopoguerra accoglie le esibizioni degli artisti più importanti della musica leggera come Fred Buscaglione (1923-1960) e Lucio Dalla. È abbattuto nel 2009 nelle opere del cantiere del Passante ferroviario.
5 Patina – (dal latino patĭna – piatto – dalla vernice di cui erano ricoperti nell’antichità) è lo strato superficiale che il tempo si crea sulle opere d’arte.

Mino Rosso

Delfino Maria Rosso (detto Mino Rosso) è nato a Torino il 18 febbraio 1938 dove vive e lavora. Come giornalista, pubblicista, dal 1973 si occupa di temi sociali e culturali, con una particolare attenzione verso le espressioni artistiche. Ha condotto, e conduce, ricerche su questioni di cultura contemporanea per Arte e Società, il foglio, Pianeta, Il Corriere di Tunisi. Alcuni suoi testi sono stati tradotti in arabo. Ha collaborato, a partire dal 1964, con poesia lineare e visiva, a diverse riviste italiane ed estere tra le quali, ad esempio, Antologia Geiger, L’humidité, Offerta Speciale, Tam-Tam. Espone, dagli anni ’70, in mostre personali e collettive, lavori di arte visuale e arte concettuale. Alcuni lavori sono esposti in modo permanente presso la Galleria del Premio Suzzara Museo d’arte Lombardia. A partire dalla metà degli anni Ottanta si dedica alla interculturalità e viaggia alla ricerca del minimo comune denominatore del momento ludico della vita, identificato nel “gioco”, tra le diverse culture nel mondo raccogliendo, soprattutto, giocattoli di strada, donati poi a diversi musei. In campo musicale ha composto alcuni brani di musica elettronica e concreta per concerti e colonne sonore di lavori teatrali. In www.issuu.com/delfinomariarosso attualmente sono pubblicati una cinquantina di libri, alcuni dei quali stampati, ai quali si può accedere gratuitamente.

Articoli correlati

Back to top button
error: Content is protected !!