PERSONAGGIΩ PRIMO PIANO

Ritratto di Margherita di Savoia, la prima regina consorte d’Italia

Fu singolar ventura dell’ufficio mio, Augusta Sovrana, d’aver potuto in breve volger di tempo ammirare la luce intellettuale piena d’amore, onde la M. V. esercita la sua altissima missione; e quando nelle feste universitarie di Bologna il pellegrinaggio dei dotti d’ogni paese onorò il nome italiano. […] è sempre mi è apparso, Augusta Sovrana, che mentre il vostro alto intelletto penetra arditamente nei recessi delle più ardue discipline, le predilezioni dell’animo vostro sono tutte rivolte alla causa dell’istruzione popolare, ad un intento di benefica sollecitudine per le sorti di coloro a cui n’è affidata la diffusione“. Così disse il ministro Paolo Boselli in occasione dell’inaugurazione del Ginnasio Convitto “Principe di Napoli” ad Aosta, parlando della Regina Margherita di Savoia.

Ma chi era Margherita di Savoia? Al di là di frasi più o meno popolari come “La regina Margherita mangia il pollo con le dita”, ricostruire  l’immagine storica di un così importante personaggio è un lavoro a dir poco monumentale: come scrive Indro Montanelli, la regina Margherita di Savoia “era una vera e seria professionista del trono” e, proprio per questo, parlare della sua figura, sia in senso sociale che in senso storico, è un lavoro che richiede un numero di pagine decisamente superiore a questo. L’obiettivo che qui ci proponiamo è, piuttosto, quello di dar al lettore una veloce fotografia di un personaggio che, indubbiamente, è stato in grado di riservarsi una posizione di spicco nella cronaca quotidiana dell’Italia post-unitaria, così da permettere all’interessato di proseguire da sé nella propria indagine storica.

Prima Regina d’Italia, la moglie di Umberto I di Savoia fu una personalità a dir poco peculiare nella storia monarchica del nostro paese, capace di farsi ricordare non solo per essere stata la prima donna italiana a sedere sul trono del paese neocostituito, ma anche per l’immensa popolarità che riscosse nel suo popolo. Nazionalista convinta e fieramente attaccata al vessillo di Casa Savoia, Margherita Maria Teresa Giovanna di Savoia, questo il suo nome completo, fu la personalità che, dopo Garibaldi e prima di Mussolini, riuscì a concentrare su di sé “i maggiori entusiasmi nelle classi elevate e nelle classi umili”. Tra costruzione politica e fonti discordanti, cerchiamo di ricostruire la storia di questo personaggio che, per molti controverso, fu sicuramente un singolare protagonista delle vicende post-unitarie.

Margherita nasce il 20 novembre 1851, figlia di Ferdinando di Savoia, primo duca di Genova, e di Elisabetta di Sassonia, a sua volta figlia del re Giovanni di Sassonia. Orfana del padre dall’età di quattro anni, l’infanzia della futura prima regina d’Italia è segnato dal rapporto difficile con la madre, di cui la bambina mal sopportava le confidenze con il nuovo marito. “Bionda, alta, non particolarmente bella ma certo sensibile e orgogliosa, volitiva senza asprezza“, l’educazione della giovane fu inizialmente curata dalla contessa Clelia Monticelli di Casalrosso e, rispetto alle fanciulle di sangue blu dell’epoca, maggiormente arricchita da studi approfonditi che spaziavano nei diversi ambiti del sapere. Come riporta la tradizione, la futura regina era una studentessa contraddistinta da una notevole curiosità intellettuale.

Margherita sviluppò ben presto un carattere religioso e conservatore, che, nonostante le tendenze reazionare (approverà vigorosamente le repressioni del 1898 e, più tardi, la presa di potere dei fascisti), le farà subito guadagnare una forte popolarità presso il popolo italiano. Declinata la richiesta di un primo pretendente, Carlo di Romania, il matrimonio di Margherita con il cugino di primo grado, il principe ereditario Umberto di Savoia, fu deciso sul finire del 1867, su pressione del presidente del Consiglio L.F. Menabrea, da Vittorio Emanuele II: la giovane aveva appena compiuto sedici anni e l’unione, stipulata il 21 aprile 1868 nella sala da ballo del Palazzo reale di Torino, durò tutta la vita. I cinque giorni di festeggiamenti che seguirono restituirono alla città del toro il prestigio che la perdita del titolo di capitale le aveva sottratto, ed il seguente viaggio di nozze, un vero e proprio tour promozionale della corona lungo la penisola, consolidò Margherita nel ruolo di dama d’Italia che, morta prematuramente Maria Adelaide, da tempo mancava. Margherita, sai in veste di principessa che di regina, non mancava di indossare i costumi locali e di apprezzare pubblicamente tradizioni e cultura dei luoghi che attraversava nei suoi viaggi, mentre il popolo, almeno così riportano le fonti, non mancava di gioire del passaggio della principessa.

Umberto I e la consorte Margherita

Dopo i così chiamati “anni napoletani” e la nascita di Ferdinando, la famiglia reale si trasferì a Roma, laddove ormai era situato il vero potere politico del paese. A corte, si dice, Margherita aveva un ascendente notevole sulle scelte del marito, ma ufficialmente si occupava dei ricevimenti. Ben presto acquisirono grande fama i suoi incontri del giovedì, giorno in cui intellettuali di spicco, invitati a palazzo, vuole la tradizione venissero irrimediabilmente sedotti dalle conversazioni con la padrona di casa, interessata ad affrontare tematiche che di solito rimanevano lontane dai palazzi reali.

Il 3 gennaio 1878 moriva di febbre malarica Vittorio Emanuele II e Margherita di Savoia diventava la prima regina d’Italia. Nel suo nuovo ruolo, Margherita promosse le arti e la cultura nella giovane Italia; una volta alla settimana, al Quirinale, la regina radunava attorno a sé il meglio della cultura italiana e di quella europea di passaggio nella capitale; tra le tante, grazie alla stessa, arrivò in Italia la “musica da camera”, a cui seguì la nascita del quintetto d’archi di Roma. Fu proprio grazie ad una borsa di studio concessa dalla regina che, dal 1880 al 1883, poterono studiare al Conservatorio di Milano figure come il giovane Giacomo Puccini, autore di alcune tra le più famose opere italiane, come La Bohème, la Tosca od il Turandot.

Quando la Donna Sabauda il fulgido/ Sguardo al liuto reca e su ‘l memore/ ministro d’eroici lai’ la mano e l’inclita fronte piega, / Commuove un conscio spirito l’agili/ Corde, e dal seno concavo mistico/ La musa dei tempi che furo/ Sale aspersa di faville d’oro;/ E un coro e un canto di forme aeree/ Quali già vide l’Allighier movere/ Ne’ giri d’armoniea stanza, / Cinge l’italica Margherita“, verseggia il Carducci nel suo “il Liuto e la Lira”, dimostrando come Margherita fosse riuscita ad entrare nell’arte e nel cuore di molti pensatori del suo tempo, anche di chi, come lo stesso Carducci,  incontrato a Gressoney nell’estate del 1889, si era dimostrato di ideali esplicitamente anti-monarchici.

Il compositore Giacomo Puccini

Margherita di Savoia è artista perché la sua anima è sempre assetata del bello, perché il suo occhio non si posa mai con indifferenza su di un panorama, sia che lo contempli dalla vetta d’un monte o dall’alto di una nave, sia che per la prima volta si spieghi innanzi al suo sguardo o che l’abbia mille volte ammirato“, scrive senza risparmiarsi in lodi il poeta Giggi Zanazzo.

Una donna di cultura, abbiamo detto, ma non solo: appassionata ed esperta alpinista, scalò, caso estremamente raro ai tempi per una donna, diverse vette alpine, alcune anche non poco impegnative. Proprio per questo motivo, le venne dedicato un rifugio alpino, la Capanna Regina Margherita, ristrutturato ed oggi ancora attivo, costruito sulla vetta della Punta Gnifetti a 4556 metri del massiccio Monte Rosa ed inaugurato con la presenza della stessa regina nella giornata del 18 agosto 1893.

L’inaugurazione della Capanna Regina Margherita: al centro, la Regina Margherita di Savoia

La morte di Umberto I avvenne il 29 luglio del 1900, alle 22.30, quando il re venne ucciso da tre colpi d’arma da fuoco sparati dall’anarchico Gaetano Bresci. La tradizione vuole che, Margherita, avuto un tragico presentimento sull’imminente fine del marito, avesse invano tentato di dissuadere il consorte dall’impegno ufficiale. Quando la regina vide il corpo morto del marito, esclamò “Hanno ucciso te, che tanto amavi il tuo popolo! Eri tanto buono, non facesti male a nessuno e ti hanno ucciso! Questo è il più gran delitto del secolo!”.

La regina, dopo il lungo periodo di lutto, si trasferì infine a vivere nella Palazzina di Caccia di Stupinigi, dove si dedicò ai suoi doveri regali ed agli impegni nei confronti del figlio e della nuora, di cui però, del primo, non apprezzava le aperture liberali e, della seconda, la dimessa regalità. Ad ogni modo, la residenza ufficiale rimase a Roma, a Palazzo Margherita, dove la regina visse assieme alla sua corte personale. Margherita visse regolarmente le proprie villeggiature nella propria residenza di montagna in Valle d’Aosta, un vero e proprio centro d’attrazione per artisti, letterati e nobili di tutt’Europa.

Oggi la Capanna Regina Margherita è sede della più alta stazione meteorologica d’Europa

Una donna capace anche di superare le tradizionali barriere del suo tempo: tra le prime utilizzatrici di automobili e convinta sostenitrice del nuovo mezzo di locomozione, Margherita stessa compì alcuni tra i più seguiti raid automobilistici dell’epoca, a cominciare dal lungo viaggio di 5000 km che, nel 1905, fece attraversando Francia, Paesi Bassi e Germania con il suo “Sparviero” della neo-nata Fiat. Le case automobilistiche fecero a gara per rifornire le “scuderie reali”, suddivise in “reparto di città” e “reparto di campagna” e contenenti alcune vetture ad uso esclusivo della regina, come il famoso “falco” ed il landaulet “Palombella”.

Mirco Spadaro

Mirco Spadaro

Classe '98, rivolese di nascita, frequenta il corso di Lettere Antiche a Torino, sotto il simbolo della città. Tra viaggi e libri, è innamorato della tecnologia e della scrittura e cerca, tra articoli e post su siti e giornali online, di congiungere queste due passioni, ora nella sua "carriera" come scrittore, ora con il "popolo di internet".

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