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San Lorenzo e San Quintino, santi che hanno segnato il destino del Piemonte: ecco perché…

TORINO. San Quintino e San Lorenzo sono stati due santi martiri cristiani quasi contemporanei, entrambi vissuti e martirizzati nel III secolo d.C.. Il primoera un cittadino romano di fede cristiana, che visse soprattutto nella Gallia transalpina (e in particolare nell’attuale Nord-Est della Francia): secondo la tradizione, il suo martirio, all’epoca dell’imperatore Massimiano, avvenne per decapitazione un 31 ottobre, giorno in cui ancora oggi si festeggia il santo. In Italia, San Quintino è patrono di Alliste, in provincia di Lecce e anche di Grossolengo, in provincia di Piacenza. Di San Lorenzo, invece, si conoscono con più precisione la data di nascita e di morte: nacque a Valencia nel 225 d.C. e venne martirizzato sulla graticola a Roma il 10 Agosto del 258, quando il giovane diacono aveva da poco compiuto l’età di trentatré anni: è questo il giorno in cui la Chiesa ha disposto di commemorare questo santo.

Proprio il 10 agosto si celebra anche l’anniversario della battaglia e della vittoria ispano-sabauda di San Quintino. Una data importante per la Storia d’Italia e del Ducato di Savoia in particolare, ma anche per quella di Francia e di Spagna. La battaglia fu combattuta il 10 agosto del 1557, presso la roccaforte di San Quintino, in Piccardia, che sbarrava all’esercito spagnolo la via di penetrazione più rapida verso Parigi.

Il bassorilievo bronzeo sul basamento del monumento equestre al duca Emanuele Filiberto di Savoia che lo ritrae durante
uno scontro sul campo di battaglia di San Quintino. E’ opera di Carlo Marocchetti (Torino, 1805 – Passy, Parigi, 1867)

Fu proprio a San Quintino che l’esercito francese, comandato dal maresciallo Montmorency, venne sconfitto dalla coalizione ispano-sabauda, il comando della quale era stato assunto da Emanuele Filiberto di Savoia. Il duca Sabaudo era stato spodestato di molti territori in Piemonte, occupati nei decenni precedenti dai Francesi. Da un lato, i Francesi erano invisi agli Spagnoli perché minacciavano di sottrarre loro i possedimenti al di qua delle Alpi e al tempo stesso rappresentavano un incubo per lo stato sabaudo. D’altro canto, un forte stato cuscinetto tra Francia e i territori italici controllati dagli Ispanici poteva far molto comodo a questi ultimi. Tutto ciò può spiegare, in parole povere, perchè Spagnoli e Sabaudi si opponessero ai Francesi di Enrico II, schierati sul fronte opposto. L’armata spagnola fu così rafforzata con molti reparti piemontesi e savoiardi. Aiutante di Campo del duca di Savoia fu il conte Carlo Manfredi Luserna d’Angrogna, che due mesi prima aveva umiliato i Francesi a Cuneo. Tutti i cannoni francesi caddero in mano dell’esercito alleato, e lo stesso Montmorency fu fatto prigioniero. Alla battaglia parteciparono anche Ferrante I Gonzaga (che morì qualche mese dopo a  causa delle ferite riportate) e Alfonso Gonzaga, marchese di Castel Goffredo.

Dopo la vittoria di San Quintino, Filippo II di Spagna non spinse oltre le proprie azioni militari in territorio francese. Nel 1559, il re di Spagna, il duca di Savoia e il re di Francia firmarono il trattato di pace di Cateau-Cambrésis. La Francia rinunciò alle proprie rivendicazioni in terra di Fiandra e abbandonò le terre occupate al di qua delle Alpi, mettendo così fine alle pluridecennali guerre d’Italia.

Un ritratto di San Lorenzo realizzato da Spinello Aretino, con la palma del martirio e la graticola. Il Santo si celebra il 10 agosto, giorno in cui si combattè la battaglia di San Quintino contro i Francesi, che risultò vittoriosa per la coalizione ispano-sabauda

Le conseguenze più importanti della vittoria di San Quintino e del successivo trattato di pace furono il riconoscimento e il consolidamento del predominio spagnolo sul territorio italiano, che durò fino agli inizi del Settecento, nonché la restituzione ai Savoia dei loro territori piemontesi.

Questa vittoria giovò molto al prestigio internazionale del ducato sabaudo, che riunificato il territorio piemontese poteva ora pensare di trasferire da Chambéry a Torino la nuova capitale, decisione strategica che Emanuele Filiberto attuò pochi anni dopo, nel 1563.

Un’immagine di San Quintino, martirizzato nel II secolo d.C.
la cui festa si celebra il 31 Ottobre

Il noto monumento equestre al centro di Piazza San Carlo, a Torino, ritrae il duca vittorioso e trionfante dopo la battaglia di San Quintino. Sul lato sinistro del basamento è infisso un bassorilievo bronzeo che rappresenta il duca nel vivo degli scontri sul campo di battaglia.

La superba chiesa torinese di San Lorenzo, in piazza Castello, con la stupefacente cupola guariniana, venne fatta edificare dai Savoia proprio per celebrare la  storica vittoria di San Quintino, la cui omonima battaglia – come si è già ricordato in apertura di articolo – si tenne il 10 agosto del 1557, giorno in cui si onora il Santo martirizzato sulla graticola a Roma, il 10 agosto del 258 d.C., all’epoca delle persecuzioni dell’imperatore Valeriano.

Una storica foto del Monumento a Emanuele Filiberto, detto “Testa di ferro”, vittorioso nella battaglia di San Quintino.
Fonte: Museo Torino. Fotografo Dell’Armi

Dal canto loro, per celebrare la vittoria di San Quintino, avvenuta il giorno di San Lorenzo, gli Spagnoli fecero costruire il Monastero di San Lorenzo all’Escorial.

Sergio Donna

Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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