LUOGHI DA SCOPRIREΩ PRIMO PIANO

Tornerà a scandire le ore l’orologio floreale dei Giardini di Porta Nuova?

Donato ai Torinesi negli Anni Cinquanta dalla Città di Ginevra, in concomitanza con una Esposizione di orologi svizzeri, è rimasto in un’aiuola dei Giardini Sambuy fino ai primi Anni Duemila. Poi venne asportato per far posto ai cantieri della Metropolitana: smontato e immagazzinato in qualche scantinato, oggi nessuno sa più dire dove si trova. Fino alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, nei Giardini di Porta Nuova era posizionato anche un colossale termometro a mercurio, di cui si è ormai persa la memoria.

TORINO. L’ultimo comunicato stampa del Comune di Torino sull’orologio floreale di Piazza Carlo Felice risale al 7 Settembre 2001 e così declamava: “Sono stati ultimati ieri i lavori di riqualificazione dell’orologio floreale dei Giardini Sambuy di piazza Carlo Felice, di fronte alla stazione di Porta Nuova. Il quadrante dell’orologio, da alcuni anni inattivo, è stato realizzato utilizzando un mosaico di ciclamini di colore bianco, rosa e viola disposti a spirale. Nel prossimo autunno, con lo stabilizzarsi delle fioriture, l’AEM provvederà ad installare ed attivare il meccanismo e le lancette dell’orologio”.

Poi i lavori della Metropolitana, la cui attivazione era prevista in concomitanza con le imminenti Olimpiadi Invernali, presero l’avvio. Si aprirono i cantieri per ricavare gli accessi a quelle che sarebbero diventate le stazioni urbane, e si cominciò a scavare proprio sotto i Giardini Sambuy, dove l’orologio era posizionato. Passarono gli anni, la Metro venne puntualmente realizzata, ma dell’orologio floreale si persero pian piano le tracce.

Le generazione nata nel terzo millennio non lo ha mai conosciuto, ma tutti noi che siamo nati nel Novecento (nella prima o nella seconda metà del secolo) ce lo ricordiamo bene. E ci manca, eccome! Fortunatamente, le indagini per scoprire dove mai sia stato posizionato sono in atto e ci auguriamo che possano dare buoni frutti.

Il vecchio termometro a colonna verticale

A dir la verità, nei Giardini di Piazza Carlo Felice, fino ai tardi anni Trenta del Novecento esisteva anche un monumentale termometro, in cemento e metallo. Aveva la forma di un poliedro verticale a più facce: era alto circa tre metri, ed era dotato di una cupoletta  in stile liberty, che lo proteggeva dalla pioggia. Se ne è persa la memoria, se non fosse per qualche vecchia e un po’ sfocata fotografia che ne attesta la presenza, di cui una (risalente all’inizio secolo scorso) è pubblicata in questo articolo. Nessuno se ne ricorda, e nessuno lo rimpiange, certo, ma m’incuriosisce sapere se almeno la ciclopica colonnina graduata, con tanto di boccia di mercurio, ancora sopravvive, sia pur accantonata, in qualche polverosa soffitta o in qualche odorosa cantina della città. Chissà.

Tornando all’orologio, nel mese di settembre del 2020, l’Assessore all’Ambiente Alberto Unìa, in seguito ad un’interpellanza presentata in Consiglio Comunale con cui si chiedeva lumi sul vecchio orologio floreale dei Giardini Sambuy, così si è espresso: “Sono passati molti anni dal suo smantellamento; molti dipendenti di allora, sia impiegati comunali del Verde Pubblico, sia dell’Iren (ex AEM) che si occupavano della sua manutenzione, sono ormai andati in pensione. Non si è riusciti, finora, ad avere un riscontro certo sul luogo in cui potrebbe essere stato collocato il meccanismo dell’orologio. Una cosa è certa: nei magazzini comunali del Verde Pubblico, non c’è”.

Un’altra cosa è certa: noi torinesi di una “certa” (scusate il gioco di parole) età, l’orologio fiorito non ce lo siamo dimenticati, e vorremmo rivederlo presto al suo posto, tra le aiuole dei Giardini Sambuy, dove per decenni aveva scandito le ore a generazioni di passanti di ogni età, e di viaggiatori che si apprestavano ad entrare in stazione, e dava il benvenuto a tutti coloro che – giunti in città e appena usciti da Porta Nuova – restavano colpiti dalla bellezza di Piazza Carlo Felice e del suo incantevole e scenografico giardino.

Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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